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Proteggiamo ulteriormente i nostri clienti con una polizza rc

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A differenza delle altre società di lobbying, abbiamo sempre creduto di dover meritare la fiducia dei nostri clienti senza mezzi termini. Abbiamo sempre scelto di essere una società di persone e non una società di capitali proprio perchè vogliamo che il nostro management risponda in prima persona di eventuali danni cagionati ai clienti durante le nostre campagne.
Forse anche questo ci ha posto nella condizione di avere incarichi di public affairs particolarmente delicati, mettendo i clienti in una posizione di confort psicologico che altri non possono non offrire, limitando il proprio rischio a (spesso esigui) capitali sociali.
Oggi facciamo un ulteriore passo in questa direzione – e, d’altronde, essendo la società in Italia col maggior tasso di fidelizzazione dei clienti, sentivamo di doverlo fare – contraendo una RC professionale che nessuna legge ci impone di avere.
Sono piccole cose magari, ma abbiamo sempre creduto di dover disegnare il profilo di un’agenzia di public affairs a Roma un po’ diversa da tutte le altre.

Al via l’eCall europeo. Pregi e difetti di una scelta “statalista”

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Dal 31 Marzo tutti i nuovi modelli di automobili fabbricati nei paesi Ue dovranno essere dotati del nuovo sistema salva vita eCall.

L’eCall è un dispositivo che in caso di incidente chiama automaticamente il 112, il numero di emergenza oggi valido in tutti i Paesi del continente europeo. In questo modo, entrano in vigore le norme approvate nel 2015 da Parlamento e Consiglio Europeo nel quadro degli interventi con cui si vuole raggiungere l’obiettivo di dimezzare il numero di vittime della strada tra il 2010 e il 2020 (giova ricordare che, nel territorio UE e solo nel 2016, hanno perso la vita in incidenti stradali 25.000 mila persone e 135.000 mila sono rimaste ferite).

Secondo la relatrice del provvedimento, l’eurodeputata del gruppo S&D Ola Selhnalova, “I tempi di intervento dei servizi di emergenza diminuiranno del 50% nelle aree rurali e del 40% nelle aree urbane, consentendo di salvare 1500 persone dalla morte in seguito a incidenti stradali”.

La norma prevede nello specifico che il sistema, tramite geolocalizzazione, indichi non solo la posizione esatta del veicolo, ma anche l’ora, la direzione di viaggio e l’eventuale stato di incoscienza del guidatore, con conseguente incapacità di quest’ultimo di telefonare. In generale, la dimensione dell’intervento da effettuare.

Il nodo “politico” fu (ai tempi dei dibattito a Bruxelles) e sarà (quando la tecnologia verrà testata su pista negli Stati membri) la scelta a favore di un modello “statalista” (l’eCall chiama il 112) piuttosto che per un modello “di mercato” (l’eCall chiama una compagna privata che poi smista la chiamata al numero più opportuno).

Pensiamo all’Italia: l’eCall 112, almeno per ora, chiamerebbe i Carabinieri, che però non hanno competenza sulle autostrade. Come si fa in attesa del numero d’emergenza unico nazionale? La pubblica amministrazione è efficiente quanto i provider privati nell’attrezzarsi con personale multilingua? E, ancora, può uno Stato farsi carico anche di falsi allarmi e attacchi di panico (Il/la conducente che buca la gomma e, in preda all’ansia, “struca el boton”)?

A queste e ad altre domande risponderà strada facendo un modello ritenuto, seppure in contrapposizione con un modello già esistente sul mercato e ormai offrerto pressocché grauitamente da diverse compagnie assicurative e automobilistiche ai propri clienti, più performante delle alternative disponibili.

Su  www.cuiprodestonline.it seguiremo gli sviluppi di questa “rivoluzione” che impatta significativamente sull’industria e sulla sicurezza alla guida dei cittadini europei.