Skip to main content
Monthly Archives

Dicembre 2023

Intervista a Sara Morisani per Status_Quo

By News

Il numero di novembre 2023 di Status_Quo, il magazine di Cuiprodest sui temi chiave della politica e dell’impresa raccontati dai loro protagonisti, contiene un’intervista a Sara Morisani, Direttrice di AIRI, Associazione Italiana Ricerca Industriale.

Dall’intervista alla Dott.ssa Morisani è emerso un confronto stimolante sulle attività di AIRI e dei suoi soci, nonché un approfondimento sullo stato dell’arte della ricerca industriale in Italia, sui progetti IPCEI e sulle tecnologie di frontiera.

Gli investimenti in ricerca e sviluppo, congiuntamente al patrimonio di proprietà intellettuale, rappresentano il cuore pulsante e il bagaglio degli asset più preziosi del tessuto produttivo di un Paese. Oggi, l’industria italiana si trova ad affrontare nuove e sempre più complesse sfide imposte da scenari globali in continua evoluzione: la sicurezza e la transizione energetiche, la supply chain, la raccolta e il riciclo delle materie critiche, le opportunità e le criticità intrinseche alla diffusione dell’intelligenza artificiale su larga scala e per sempre più vasti campi di applicazione.

In occasione dell’edizione 2023 della Giornata AIRI per l’Innovazione industriale, tenutasi il 22 novembre, abbiamo posto alcune domande in merito alla Dott.ssa Sara Morisani, Direttrice dell’Associazione. AIRI, Associazione Italiana per la Ricerca Industriale, è un ente senza scopro di lucro che rappresenta, da quasi mezzo secolo, il punto di riferimento della ricerca industriale in Italia, occupandosi della rappresentanza a livello istituzionale del settore e volta alla creazione di un ecosistema di ricerca, innovazione, sviluppo tecnologico e trasferimento di conoscenze coeso, aperto e interoperabile.

 

Dott.ssa Morisani, attualmente, su quali progetti e aree tematiche si concentra principalmente il lavoro dell’Associazione? Quali realtà conta tra i propri soci?

Ad oggi, AIRI conta circa 90 soci tra piccole, medie e grandi imprese, centri di ricerca pubblici e privati, centri di trasferimento tecnologico, start-up, Università, rilevanti istituti bancari e altri. Operano in maniera prevalente in 10 settori chiave per l’economica nazionale: chimica e materiali, costruzioni, ambiente, energia, farmaceutica, ICT e microelettronica, trasporti, spazio, meccatronica.

Gli investimenti dei soci AIRI in ricerca ogni anno sono pari a 3,5 miliardi, ai quali si aggiungono 5 miliardi nelle innovazioni fino al 2022. Occupano, inoltre, ventimila addetti diretti in ricerca e sviluppo e, nel 2020, rappresentavano il 37% delle domande di brevetti presentate in Europa dalle dieci aziende italiane più performanti.

L’Associazione lavora con i propri soci e il suo ampio network a livello nazionale ed europeo per creare opportunità di dialogo e condivisione di best practices e la collaborazione in attività di ricerca e innovazione congiunta, anche in relazione ad iniziative e progetti competitivi a livello nazionale, europeo e internazionale. AIRI, infatti, rappresenta gli interessi della ricerca industriale italiana anche in Europa, grazie alla partecipazione ormai ventennale a numerosi progetti nell’ambito dei Programmi Quadro della Ricerca e Innovazione.

Di particolare rilievo è la costante relazione con una ampia rappresentanza di manager della Ricerca e Innovazione di industrie, enti di ricerca e università nazionali, che ha come concreto risultato la redazione triennale del “Volume sulle Tecnologie del Futuro”, alla cui realizzazione i soci partecipano attivamente. AIRI, inoltre, è interlocutore istituzionale dei principali Ministeri (MiMit, MUR, MASE e MAECI) e svolge attività volte a diffondere e rafforzare politiche di sostegno agli strumenti e agevolazioni per la ricerca e innovazione. Una nostra storica “battaglia”, che purtroppo non ha trovato riconoscimento nella Legge di Bilancio, è quella per la reintroduzione del credito di imposta alla ricerca e allo sviluppo anche per le multinazionali, già presente nella versione originaria del credito e poi soppressa, rendendo l’Italia l’unico paese membro dell’UE a non estendere l’agevolazione a tali soggetti.

È d’obbligo, inoltre, sottolineare l’impegno di AIRI in tema di fondi IPCEI – Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo che, con un sostanzioso investimento, mirano a potenziare in maniera significativa la capacità europea di produrre tecnologie abilitanti fondamentali per lo sviluppo industriale. Segnaliamo, tra questi, gli IPCEI Microelettronica, Batterie e Idrogeno. Un nostro socio, ad esempio, è partner principale nel progetto Microelettronica, impegnato in ricerca e sviluppo di chip energeticamente efficienti e semiconduttori. L’IPCEI Batterie 1 e il Progetto EuBatIn relativo all’innovazione delle batterie, invece, mirano a costruire una filiera europea per il recupero delle materie prime seconde e il loro riutilizzo per nuove batterie, e per creare sinergie e capacità produttiva europea lungo tutta la catena del valore. Gli obiettivi sono sia di innovazione e sostenibilità, per il netto incremento di riciclo e riuso, sia sociali, con la creazione di nuove professionalità e posti di lavoro. A queste sfide si aggiungono poi il tema della concorrenza di Cina e Stati Uniti e le difficoltà nell’adattamento degli IPCEI alle PMI.

 

Un tema di stringente attualità è certamente quello dell’intelligenza artificiale, a cui AIRI ha dedicato un interessante fact sheet, con un’analisi della proposta di Regolamento europea per l’AI, che rappresenta già oggi un importante volano per la crescita di settori che trascendono il software e l’high tech, ma pone rilevanti questioni di etica e tutela delle proprietà intellettuale e industriale. A suo parere, dunque, l’attuale quadro normativo è adeguato a conciliare lo sviluppo del settore con la necessità, sempre più impellente, di disciplinarlo?

Le tecnologie di realtà aumentata e virtuale e di intelligenza artificiale generativa rivoluzionano la nostra capacità di innovare, con un impatto in tutti i settori economici e sociali. Due esempi che sono già realtà: nel pharma, l’uso dell’AI per velocizzare la scoperta e la sintesi di nuovi farmaci e prevederne i profili di efficacia e sicurezza; nella cultura e nel turismo, la realizzazione di nuove opere d’arte create da dati fittizi (sintetici) ma verosimili, operatori turistici che offrono realtà virtuali del tutto simili alla realtà.

Come anticipato nella domanda, tuttavia, questa rivoluzione porta con sé interrogativi etici e giuridici importanti, che toccano anche i diritti fondamentali dell’individuo. Serve un’attenzione continua agli impatti etici e sociali, e l’integrazione sistematica di valori, principi, requisiti e procedure etiche sin dalle prime fasi dello sviluppo di processi, prodotti e servizi. Un approccio, questo, che nel gergo delle politiche europee si chiama ethic by design e su cui AIRI è impegnata da diversi anni. In sintesi, macchina e uomo devono collaborare per aumentare le capacità intellettive delle persone e non per sostituirle.

 

Tutti temi che hanno trovato ampio spazio nel corso della Giornata AIRI per l’Innovazione Industriale.

La Giornata è l’ormai consuetudinario appuntamento annuale con cui AIRI chiama a raccolta alcuni tra i massimi esperti, i principali interlocutori e le istituzioni su questioni di assoluta rilevanza per la ricerca industriale italiana. Quest’anno, la colonna portante del dibattito é stata rappresentata dalla transizione elettrica, a cui è dedicato anche il working paper presentato, appunto, durante la Giornata e scaricabile dal nostro sito.

Tuttavia, il momento per noi più importante e che ci riempie di orgoglio è la premiazione dei vincitori delle Borse di studio intitolate al nostro fondatore, il Prof. Renato Ugo, con cui AIRI, in collaborazione con Farmindustria, Fondazione Bracco e Heidelberg Materials Italia Cementi assegna un riconoscimento alle migliori tesi in ambito STEM. Quest’anno, ad aggiudicarsi il premio sono state tre giovani Dottoresse in chimica – segnale incoraggiante sull’avvicinamento di sempre più ragazze ai percorsi accademici, appunto, di ambito STEM.

Intervista a Manuela Traldi per Status_Quo

By News

Il numero di novembre 2023 di Status_Quo, il magazine di Cuiprodest sui temi chiave della politica e dell’impresa raccontati dai loro protagonisti, contiene un’intervista a Manuela Traldi, Presidente di ITAZERCOM, Camera di Commercio Italo-Azerbaigiana.

Abbiamo posto alla Presidente Traldi alcune domande sull’attuale scenario geopolitico in cui opera l’Azerbaigian e le opportunità che il Paese del Caucaso, nostro partner commerciale di rilievo, riserva alle imprese italiane che intendano investirvi.

I conflitti che attualmente scuotono lo scacchiere globale costituiscono non solo notevoli rischi di natura geopolitica e diplomatica, ma pongono anche a repentaglio la sicurezza energetica e della supply chain dei Paesi e degli attori economici, incluse le aziende italiane.

Le turbolenze che persistono in alcune aree strategiche a livello geopolitico, inoltre, possono rappresentare un ostacolo tangibile per l’internazionalizzazione delle nostre imprese, intente a esportare e diffondere le eccellenze del Made in Italy in mercati sempre più globalizzati e interconnessi.

In siffatto contesto, l’Azerbaigian, per posizione geografica, caratteristiche politico-normative e ricchezze naturali rappresenta un partner strategico per le nostre imprese. Una realtà, quella del Paese caucasico, che merita un approfondimento, per il quale ci siamo rivolti a uno degli interlocutori più indicati allo scopo: l’Avv. Manuela Traldi, Presidente di Itazercom, Camera di Commercio Italo-Azerbaigiana attiva dal 2012 nelle relazioni commerciali bilaterali tra Roma e Baku.

 

Presidente Traldi, l’Azerbaigian è un Paese alle porte dell’Europa di cui, tuttavia, in Italia si conosce ancora poco. Quali sono, a suo parere, le principali ragioni di investimento per le aziende italiane? Qual è il quadro fiscale, burocratico e normativo che si presenta a una nostra impresa che intenda operare in Azerbaigian? In che modo Itazercom ne può supportare l’internazionalizzazione?

In effetti, nonostante il crescente interesse per l’Azerbaigian nel corso dell’ultimo decennio e il grande numero di aziende italiane dei più diversi settori già presenti con i propri prodotti e servizi o attive in progetti sul territorio, è vero che il Paese non sia ancora sufficientemente conosciuto all’interno della business community italiana. Infatti, sino a oggi, tra le centinaia di imprenditori italiani che abbiamo accompagnato a Baku con la Camera di Commercio bilaterale, nessuno ha potuto esimersi da una reazione di sorpresa positiva, nel trovare una realtà totalmente diversa, sotto ogni profilo, rispetto alle proprie, pur alte, aspettative.

Si tratta di un Paese con forte vocazione industriale e all’innovazione tecnologica, che ha portato a termine, negli ultimi anni, una serie di riforme in tutti i settori dell’economia e della pubblica amministrazione, nella direzione della massima digitalizzazione, dello sviluppo dell’imprenditoria e del mercato, nonché della diversificazione economica.

Per la creazione di nuove opportunità di sviluppo e l’attrazione di investimenti esteri, sono stati introdotti importanti incentivi, come nel caso delle Economic Zones, che prevedono l’esenzione totale dalle imposte per 7 anni per i progetti produttivi nei relativi Parchi industriali, agricoli e tecnologici, oppure l’applicazione del pacchetto di agevolazioni, fiscali e non, per lo stabilimento di

aziende manifatturiere vocate all’export, nella nuova Alat Free Economic Zone (AFEZ), che gode di uno speciale status doganale, regolatorio, lavoristico e giuridico, oltre che fiscale. Da ricordare, infatti, la facilità di accesso ai mercati dell’intera regione, grazie alla posizione geografica e alle infrastrutture che fanno dell’Azerbaigian un hub logistico, oltre che agli accordi doganali con esenzione dai dazi, in essere con le Repubbliche ex-sovietiche, nonché in particolare con i Paesi dell’Asia Centrale, peraltro riunitisi a Baku la scorsa settimana, e su base bilaterale.

E’ utile rilevare anche la relativa semplicità e rapidità delle pratiche societarie, con la costituzione di una LLC, equivalente a una S.r.l., in soli tre giorni. In questo contesto, nel quale peraltro l’Italia e il Made in Italy godono di un particolare apprezzamento, l’Azerbaigian può offrire interessanti opportunità di sviluppo e collaborazione commerciale all’imprenditore italiano, che può portare con

successo sul mercato il suo patrimonio di tecnologia, know-how e capacità relazionali, contribuendo al processo di ulteriore crescita economica nel Paese.

I settori di maggiore interesse che segnalerei al momento sono l’agroalimentare, il metalmeccanico, il tessile e l’economia circolare.

La nostra Camera di Commercio Italo-Azerbaigiana sostiene le imprese nell’individuazione e realizzazione di tali opportunità, commerciali o produttive, secondo i loro obiettivi e visione strategica, facilitando l’accesso al Paese e l’interazione con gli eventuali partners e tutti gli stakeholders.

 

La peculiare combinazione tra posizione a cavallo tra Europa e Asia e la presenza di importanti risorse naturali ed energetiche (si pensi al gasdotto Trans-Adriatico) rende l’Azerbaigian un punto nevralgico della geopolitica di un’area per alcuni versi difficile e non priva di conflitti. In tal senso, come si definisce l’attuale quadro politico e culturale del Paese?

Se si guarda alla storia diplomatica dell’Azerbaigian, si può sicuramente notare l’impegno del Paese a evitare conflitti, mantenendosi indipendente, sia politicamente che economicamente, da ogni pressione internazionale, pur trovandosi in effetti confinante tra grandi potenze quali Iran, Russia e Turchia.

Infatti, dal 1993 in poi, l’Azerbaigian è riuscito a costruire e mantenere ottimi rapporti diplomatici ed economici a livello globale e a volte, contemporaneamente, con realtà diverse e tra loro incompatibili, come ad esempio Iran e Israele. Sotto la guida dell’attuale presidente Ilham Aliyev, il Paese ha proseguito in questa direzione, confermandosi, tra l’altro, interlocutore e partner affidabile dell’Unione Europea nel fronteggiare la carenza di gas naturale conseguente alla crisi russo-ucraina.

Il recente ripristino della sovranità azerbaigiana sulle regioni occupate nel 1992 dalle milizie separatiste della minoranza armena e pari a un quinto del territorio dell’Azerbaigian, ha messo la parola fine al conflitto del cosiddetto Nagorno-Karabakh, che, pur essendo sempre rimasto impercettibile all’imprenditore estero e nella vita quotidiana, ha costituito per quasi trenta anni una ferita molto dolorosa per il Paese. Tutte le energie e le risorse sono ora dedicate alla ricostruzione delle aree liberate, a cui stanno partecipando anche diverse aziende italiane nell’attività di progettazione, restauro e costruzione di infrastrutture, e al ripristino della normalità, anche di pacifico transito, nella regione, lungo le nuove vie di trasporto, a beneficio di tutte le parti coinvolte.

In questo contesto, è da sottolineare come l’Azerbaigian sia un paese profondamente laico, con un sistema giuridico basato sul diritto civile, e che pone il multiculturalismo e il rispetto delle confessioni tra i propri principi fondamentali, come anche dimostrato dal fatto che vi convivono pacificamente da sempre mussulmani, ebrei, cristiani ortodossi e armeni, senza alcuna distinzione.

Inoltre, il Paese ha voluto fortemente la realizzazione anche di una chiesa cattolica a Baku, dove Papa Francesco ha celebrato la Messa durante la sua ultima visita e collabora e sostiene con il Vaticano numerosi progetti di restauro di luoghi simbolo della cristianità, così come sta restaurando con cura gli edifici di culto nei territori liberati.

Per chi conosce l’Azerbaigian è infatti sconcertante leggere a volte sui mezzi di informazione l’attribuzione al Paese di alcuni sentimenti e comportamenti diametralmente contrari alla realtà, come la discriminazione religiosa o etnica, del tutto assenti ed estranei al modo di essere azerbaigiano, che peraltro è molto affine al nostro, anche come stile di vita. L’amicizia tra i nostri Paesi, rafforzata da un’intensa attività di scambi e missioni istituzionali, che ha visto il Presidente Mattarella a Baku nel 2018 ed il Presidente Aliyev a Roma, con un’ampia delegazione governativa e di aziende nel febbraio 2020, è stata anche formalizzata con un accordo di Partenariato Strategico Multidimensionale.