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Gianfranco Pizzuto CEO Automobili Estrema

Il numero di maggio 2024 di Status_Quo, il magazine di Cuiprodest sui temi chiave della politica e dell’impresa raccontati dai loro protagonisti, contiene un’intervista a Gianfranco Pizzuto CEO Automobili Estrema.

L’automotive italiano vive un’epoca di cambiamenti radicali. Alle sfide lanciate dalle regolamentazioni imposte da Bruxelles in chiave della transizione energetica, infatti, si aggiungono quelle poste dalla globalizzazione dei mercati, con la delocalizzazione della produzione e l’ingresso in grandi gruppi internazionali di marchi storici per il nostro settore delle quattro ruote. Ciononostante, l’Italia resta il Paese a cui il mondo intero guarda per scorgere le migliori innovazioni nel segmento delle auto sportive e di lusso, in cui il nostro Paese detiene il primato indiscusso, vantando assolute eccellenze del design, dell’ingegneria e della manifattura.

Degli scenari presenti e futuri per la preservazione della filiera e del know-how automobilistici di alto livello entro i confini nazionali abbiamo discusso con Gianfranco Pizzuto, fondatore e CEO dell’avveniristico e ambizioso progetto di Automobili Estrema: una neonata casa automobilistica con l’obiettivo di realizzare una supercar elettrica e al 100% italiana.

 

Dott. Pizzuto, come si inserisce l’esperienza di Automobili Estrema e del prototipo Estrema Fulminea all’interno di due grandi filoni del settore automotive degli ultimi anni: la transizione verso la mobilità elettrica e la tutela del marchio Made in Italy in questo settore? Quali sono i suoi progetti di investimento, soprattutto in termine di innovazione, ricerca e sviluppo nel nostro Paese?

Fulminea, il primo modello di Automobili Estrema, fa parte di un progetto imprenditoriale che prevede la valorizzazione della nuova filiera italiana dell’auto a zero emissioni. È importante divulgare la nascita di un nuovo brand automobilistico in un contesto industriale per pubblicizzare i nuovi players che si stanno affermando soprattutto all’estero ma sono ancora poco conosciuti in Italia. Nel nostro progetto cerchiamo di mantenere le partnership quanto più possibile in Italia in modo che tutto quello che in futuro Automobili Estrema produrrà sia a tutti gli effetti un vero Made in Italy. Come start-up prevediamo di investire nei prossimi 12 mesi almeno € 5 milioni nel nostro Paese per ­­produrre la prima Fulminea stradale.

 

Il passaggio dai carburante tradizionali al motore elettrico avrà inevitabilmente numerose conseguenze, di cui si parla da diversi anni e che sono ancora in fase di studio. Recentemente, il Ministro dell’economia ha parlato di una futura “traslazione del gettito” su cui stanno lavorando i tecnici del MEF riguardante la tassazione della nuova propulsione elettrica, in coerenza con i mutamenti che avrà la mobilità. Cosa ne pensa di questa iniziativa? Quali sono i punti di forza e le criticità?

La transizione verso la mobilità elettrica va considerata unitamente alla transizione energetica. L’energia che useremo per la mobilità del futuro deve essere alimentata da fonti rinnovabili. Se è vero che il nostro Paese possiede limitate risorse fossili, è altrettanto vero che è invece ricco di fonti di energia rinnovabile. Già oggi la produzione di energia da fonti rinnovabili nel nostro Paese è stabilmente sopra il 50% del nostro fabbisogno totale; in un futuro non lontano le auto elettriche saranno integrate nel sistema di distribuzione e accumulo (smart grid). Il passaggio verso la mobilità elettrica deve mettere da parte l’ideologia: bisogna interrompere questo inutile e dannoso mantra per cui l’auto elettrica è di sinistra e quella termica di destra.

Rendersi energeticamente indipendenti per permettere una vera mobilità a zero emissioni e a zero importazione di energia dall’estero deve essere l’assoluta priorità per qualsiasi governo. Abbiamo la possibilità di liberarci dell’energia da fonti fossili entro un decennio, cosa che ci farà farà risparmiare somme enormi, rendendo quindi più semplice l’odierno sistema di tassazione. Le accise vanno eliminate e sostituite con un nuovo tipo di tassazione a “chilowatt” (kW) dove automaticamente chi consuma di più paga di più.

 

Uno dei temi più ricorrenti, in ambito di passaggio al motore elettrico, riguarda anche gli equilibri geopolitici e i rapporti con la Cina. Il Presidente degli Stati Uniti, a metà maggio, ha varato dazi sulle auto elettriche Made in China di oltre il 100%, colpendo, altresì, in misura più ridotta prodotti come batterie al litio e pannelli solari. È questa la strategia a cui deve guardare l’Unione europea per tentare di riequilibrare i rapporti con la Cina? Cosa può offrire, invece, l’Italia in termini di innovazione e nella creazione di questa nuova filiera industriale green?

La decisione presa recentemente dal governo USA è stata presa soprattutto per ragioni politiche. L’attuale Presidente ha bisogno di guadagnare simpatie e voti tra gli indecisi che a fine anno andranno a votare. Non credo che in Europa si debba seguire questo corso anche perché a ogni azione ostile verso la Cina corrisponderà una reazione che potrebbe rivelarsi ancora più dannosa per l’Europa. Ci vuole equilibrio nelle decisioni: piuttosto che introdurre dazi penso si dovrebbero creare le condizioni per cui i brand cinesi vengano a investire in Europa, e non solo per montare alcuni componenti. All’interno di questi nuovi equilibri l’Italia dovrà sempre più pensare di posizionarsi in alto, nel settore del lusso e super lusso.

Non serve produrre un milione di auto all’anno se poi si crea poco valore aggiunto. Possiamo produrre molte meno auto ma con margini alti e permettere buoni guadagni a tutta la filiera. I marchi Lamborghini, Ferrari e Pagani sono un ottimo esempio e sono infatti il nostro benchmark.