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Lezione di lobbying del Managing partner di Cuiprodest all’Università Sapienza di Roma

By NewsNo Comments

Lobby non l’hobby è l’hashtag che usiamo noi di CUIPRODEST Excellence in political affairs per raccontare il nostro approccio professionale ed esclusivo all’attività di rappresentanzadiinteressi. E’ stato un onore ieri tenere una lezione sulla materia – siamo gli unici in Italia a fare solo #lobbying – al Master in Istituzioni parlamentari “Mario Galizia” per consulenti d’Assemblea della Sapienza Università di Roma.
Un giorno alcuni degli studenti in aula avranno il privilegio di lavorare per la Camera dei deputati, per il Senato della Repubblica o per altre agenzie di publicaffairs e lo faranno con la consapevolezza dell’importanza del ruolo dei lobbisti nell’ambito di una democrazia matura.

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Il Governo di Giorgia Meloni

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Col giuramento dei Viceministri e dei Sottosegretari avvenuto poche ore fa si completa la squadra del Governo guidato da Giorgia Meloni col supporto del proprio partito, Fratelli d’Italia, e degli alleati Forza Italia, Lega e Noi moderati. Nelle due presentazioni di Cuiprodest, le brevi schede biografiche dei Ministri, Viceministri e Sottosegretari del Governo in carica.

GovernoMeloni
Viceministri&Sottosegretari_GovMeloni

Lobby non l’hobby

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Da anni circola una classifica delle società di lobbying o delle agenzie di public affairs. Cuiprodest non è presente in quella classifica per un motivo tecnico: gestendo incarichi complessi, abbiamo scelto di rinunciare alle limitazioni di resposabilità delle srl e optato per una forma societaria – la società di persone – che rende i soci responsabili illimitatamente e in prima persona. La consideriamo una scelta di coerenza e trasparenza verso i clienti.
C’è però anche un motivo più ontologico: la classifica delle società di public affairs, di fatto, mischia mele con pere. Cuiprodest è l’unica società in Italia ad offrire esclusivamente lobbying: un modello di purezza che vede nella strategia politico-normativa e nell’interlocuzione con le istituzioni la realizzazione di un unicum nel settore. Quando facciamo strategia ideando, scrivendo e accompagnando all’approvazione norme a vantaggio dei clienti, quando facciamo crisis management, quando facciamo comunicazione o eventi, quando creiamo relazioni con stakeholders, in ognuna di queste fattispecie il nostro focus resta sempre politico. Ne consegue che non possiamo essere collocati nella medesima classifica di chi – attingendo dai siti delle aziende classificate – offre “organizzazione di mostre d’arte” o “gestione dei social media” o “employer branding”, etc.

Chi saranno i prossimi Presidenti di Camera e Senato?

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Chi saranno i prossimi Presidenti di Camera e Senato?

A pochi giorni dall’avvio della XIX legislatura, l’elezione del presidente di Camera e Senato rappresenta uno degli adempimenti cui sono chiamati deputati e senatori durante la prima riunione delle nuove Camere. Si tratta di un appuntamento cruciale che potrebbe offrire preziose indicazioni politico-istituzionali, innanzitutto sui rapporti tra la futura maggioranza di governo di destra-centro e le opposizioni nonché all’interno della prima.

Numeri alla mano, l’ampia maggioranza incassata dal centrodestra al senato lascia infatti prevedere che già al primo scrutinio sarà eletto il nuovo presidente, dove al primo e secondo scrutinio è richiesta la maggioranza assoluta dei componenti (cioè 101 voti a fronte di una maggioranza che può contare su 115).

È noto che entrambi i regolamenti cercano di favorire, almeno nei primi scrutini, la convergenza delle forze politiche su un candidato condiviso. Questo vale soprattutto alla Camera, dove per eleggere il nuovo Presidente occorre la maggioranza dei due terzi dei componenti al primo scrutinio (cioè 267 voti su 400) e quella dei voti al secondo e terzo. Entrambi quorum irraggiungibili per la nuova maggioranza, che può contare su 237 seggi.

L’elezione del Presidente del Senato nel tempo

A differenza della camera, il presidente del senato è stato quasi sempre un esponente della maggioranza parlamentare. Ciò non significa che venisse meno l’autonomia di questa carica dalla maggioranza di governo contingente. Tra il 1948 e il 1953 la carica venne ricoperta da senatori dei partiti laici alleati con la Democrazia cristiana. Nei 14 anni successivi, tra il 1953 e il 1967, la seconda carica dello stato è stata ricoperta ininterrottamente da Cesare Merzagora, indipendente eletto con la Dc e nel ’63 nominato senatore a vita.

Anche successivamente, fino al 1987, la guida del senato è stata ricoperta da eletti con la Dc, il partito di maggioranza relativa. In questi primi 40 anni di storia repubblicana il presidente del senato era comunque sempre eletto al primo scrutinio, in diversi casi con maggioranze molto più ampie del quorum stabilito. Ciò è particolarmente vero tra gli anni ’70 e ’80, quando la guida dell’altro ramo era assegnata all’opposizione. Ma anche in precedenza il nome scelto poteva essere frutto di un accordo ampio tra le forze politiche. Enrico De Nicola venne eletto nel 1951 con il 93% dei voti, Cesare Merzagora nel 1963 con il 75%.

Nel 1987 si è interrotta la consuetudine che voleva il presidente sempre eletto al primo scrutinio. Da allora, su 9 elezioni che si sono tenute, in 6 casi la votazione ha dovuto essere ripetuta per raggiungere il risultato. In 2 occasioni solo il ballottaggio al quarto scrutinio ha sbloccato la situazione. Si tratta dell’elezione di Scognamiglio (Fi) nel 1994, candidato di centrodestra eletto con 162 voti contro i 161 raccolti nel centrosinistra da Spadolini. E poi di quella di Pietro Grasso (Pd) nel 2013, candidato di centrosinistra eletto con 137 voti contro i 117 del candidato di centrodestra Schifani. Quest’ultima è stata l’elezione con la più bassa maggioranza nella storia del senato repubblicano (44%), dato l’alto numero di schede bianche e nulle (59 in totale).

Un caso particolare è quello avvenuto nel 2018. In questa occasione, infatti, non fu necessario arrivare al ballottaggio ma fu eletta come presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati, esponente di Forza Italia (75,2% dei presenti e votanti). A questo nome a cui si arrivò a seguito di una trattativa tra la coalizione di centrodestra e il Movimento 5 stelle, forza maggiormente rappresentata in senato. Paradossalmente, a seguito della nascita del governo giallo-verde composto da Lega e M5s, il senato si ritrovò per la prima volta nella sua storia con una presidente espressione di un partito di opposizione.

Chi saranno i prossimi Presidenti di Camera e Senato?

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Chi saranno i prossimi Presidenti di Camera e Senato?

A pochi giorni dall’avvio della XIX legislatura, l’elezione del presidente di Camera e Senato rappresenta uno degli adempimenti cui sono chiamati deputati e senatori durante la prima riunione delle nuove Camere. Si tratta di un appuntamento cruciale che potrebbe offrire preziose indicazioni politico-istituzionali, innanzitutto sui rapporti tra la futura maggioranza di governo di destra-centro e le opposizioni nonché all’interno della prima.

Numeri alla mano, l’ampia maggioranza incassata dal centrodestra al senato lascia infatti prevedere che già al primo scrutinio sarà eletto il nuovo presidente, dove al primo e secondo scrutinio è richiesta la maggioranza assoluta dei componenti (cioè 101 voti a fronte di una maggioranza che può contare su 115).

È noto che entrambi i regolamenti cercano di favorire, almeno nei primi scrutini, la convergenza delle forze politiche su un candidato condiviso. Questo vale soprattutto alla Camera, dove per eleggere il nuovo Presidente occorre la maggioranza dei due terzi dei componenti al primo scrutinio (cioè 267 voti su 400) e quella dei voti al secondo e terzo. Entrambi quorum irraggiungibili per la nuova maggioranza, che può contare su 237 seggi.

L’elezione del Presidente della Camera nel tempo

Per la Camera, fino al 1971 non erano previsti quorum così elevati. Al primo scrutinio serviva la maggioranza assoluta dei membri, al secondo quella dei presenti, al terzo si andava al ballottaggio tra i due più votati. Con questo regolamento si sono tenute 7 elezioni, tutte concluse al primo scrutinio. Ciò non impediva che in alcuni casi si realizzassero convergenze trasversali ai gruppi parlamentari. Ad esempio, Brunetto Bucciarelli Ducci (Dc) nel 1963 diventò presidente con 546 voti su 587 (93%), incassando il sostegno di quasi tutto l’arco parlamentare.

Con questo regolamento senza maggioranze rafforzate, tra il 1948 e il 1971, sono stati eletti 4 presidenti. In 3 casi erano esponenti del partito di maggioranza relativa (Dc), in un caso del Psi (Alessandro Pertini). Erano eletti con maggioranze attorno al 60% dei votanti, salvo Giovanni Gronchi nel 1953 (54%) e Ducci (93%).

Con la riforma del regolamento, dal 1972 al 1992 i presidenti sono stati eletti con maggioranze ampie, pari al 70% o superiori. Il primo eletto con questo sistema è stato Pertini nel 1972, rinnovato per un secondo mandato con l’84% dei voti. Dopo di lui per un lungo periodo la presidenza della camera è stata assegnata al maggior partito di opposizione. Con questa prassi vennero eletti nel 1976 Pietro Ingrao (Pci) con l’80% dei voti, e poi Nilde Iotti (sempre Pci) nel 1979 (69%), nel 1983 (79%) e nel 1987 (73%).

L’ultima presidenza Iotti (1987-1992) è stata anche l’ultima volta in cui un presidente della camera è stato eletto al primo scrutinio. Dopo di lei, nel 1992 Oscar Luigi Scalfaro (deputato Dc, quindi si interrompe la prassi) venne eletto al 4° scrutinio con un risicato 51% dei voti. Diventato presidente della repubblica, fu sostituito alla presidenza della camera da Giorgio Napolitano (deputato Pds e quindi in quel momento all’opposizione), eletto sempre nel 1992 al quinto scrutinio con il 63%.

Con l’avvento della seconda repubblica, nel 1994, è stata eliminata la prassi della presidenza della camera al maggior partito di opposizione. La carica è diventata prerogativa della coalizione di governo, eletta con i voti della sola maggioranza al quarto scrutinio (fa eccezione Violante nel 1996, eletto al terzo scrutinio). Questa logica è stata consolidata con le presidenze di Casini (2001-2006), Bertinotti (2006-2008) e Fini (2008-2013). In tutti e tre i casi si trattava dei leader di uno dei partiti minori della maggioranza di governo, diverso da quello che avrebbe indicato il presidente del consiglio, in una logica di bilanciamento interno alla coalizione vincente.

Questo schema ha retto fino a quando la coalizione arrivata prima poteva vantare anche una maggioranza chiara in parlamento. Nel 2013 la coalizione di centrosinistra guidata da Pierluigi Bersani (Pd) aveva la maggioranza alla camera ma non al senato. Così alla presidenza della camera è andata un’esponente del secondo partito della coalizione Laura Boldrini, in perfetta coerenza con la logica maggioritaria della seconda repubblica. Ma poi, non essendo la coalizione di centrosinistra autosufficiente, si è formato un governo di larghe intese, comprendente Pd, Pdl e centristi con Sel all’opposizione. La logica maggioritaria infine è stata confermata in maniera più lineare anche nel 2018, quando sullo scranno più alto di Montecitorio è stato eletto Roberto Fico, esponente del Movimento 5 stelle che era risultato il partito più votato in quelle elezioni.

 

I risultati delle elezioni parlamentari del 2022

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I risultati delle elezioni parlamentari del 2022

Alla Camera e al Senato è tutto pronto per l’inizio della XIX legislatura. Lunedì 10 ottobre è prevista l’accoglienza dei deputati e i senatori eletti per il disbrigo delle pratiche di elezione. Ma i nomi dei seicento eletti ancora non ci sono, visto che l’ufficio elettorale nazionale sta ancora decidendo quali candidati subentreranno a quelli eletti in più collegi. All’appello mancano ancora 5 deputati e 8 senatori. Il caso più clamoroso è quello della circoscrizione Campania 1, cioè Napoli, dove M5S a suon di pluricandidature, ha meno candidati dei seggi vinti. Il partito di Giuseppe Conte ne ha fatto ricorso con il risultato nella Circoscrizione di Napoli di non aver abbastanza candidati e di doverli recuperare da altre parti: sul sito del Viminale, alla circoscrizione Campania 1, si evince che il M5S ha vinto tutti e sette i collegi uninominali e con il suo 41,36% ha eletto sei candidati nel proporzionale.

La legge elettorale prevede che si recuperino i candidati degli uninominali della stessa circoscrizione che non hanno vinto, ma il M5S li ha vinti tutti; in subordine si deve pescare nel proporzionale della circoscrizione. Stesso problema al Senato, dove al M5S spettano tre eletti al proporzionale. Insomma, per la lista completa degli eletti c’è ancora da aspettare.

I sondaggi della settimana

Facendo seguito agli ultimi sondaggi disponibili della settimana, i primi dopo i risultati elettorali del 25 settembre, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni si conferma il primo partito italiano con il 26,8% e cresce addirittura di quasi un punto, sempre davanti al Partito Democratico (18,1%), ancora in caduta dell’1,0%. Da sottolineare che il distacco tra FdI e la terza forza politica nazionale (Lega) è di 18,6 punti percentuali, valore più alto degli ultimi mesi.

Nell’area delle sinistre, la lista rosso-verde Alleanza Verdi e Sinistra è stimata al 4,0%, in leggera decrescita dagli ultimi sondaggi, mentre il Movimento 5 Stelle continua la sua crescita dalla caduta del Governo Draghi, attestandosi al 18,1%. Nell’area centrista, l’alleanza tra Azione e Italia Viva sale all’8,3%, rimanendo in crescita. Nella coalizione del centrodestra, la Lega perde punti attestandosi all’8,2%, mentre Forza Italia cala al 7,6%. L’alleanza Noi Moderati è in leggera crescita ma non va oltre l’1,2%. Per quanto riguarda gli euroscettici di Italexit di Paragone, questa settimana si registra una leggera crescita che li porta al 2,2%.

La coalizione del centrodestra ha raccolto i frutti nei collegi uninominali, dopo che le forze politiche sono state incentivate a creare delle coalizioni elettorali. Ad oggi, dopo le elezioni, la configurazione “classica” del centrodestra (FdI, Lega, FI e Noi Moderati) viene stimata al 43,8%, in continua tendenza positiva nelle ultime settimane. Il centrosinistra, formato da PD, +Europa e Alleanza Verdi-Sinistra, scende al 25,4%, mentre il Polo di centro, composto da Azione e Italia Viva, raggiunge l’8,3%. Fuori da ogni alleanza il M5S (16,5%).

Cosa succede dopo il voto?

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Cosa succede dopo il voto? Quali sono le tappe previste per l’inizio di una nuova legislatura?

Ecco le tappe previste dal voto all’insediamento del nuovo Parlamento e del nuovo Governo.

Dalle urne, i passi che porteranno all’inizio di una legislatura sono diversi e verranno scanditi dalla consueta ritualità istituzionale. Prima della formazione di un nuovo esecutivo, deve comporsi un nuovo Parlamento.

A seguito del voto, la convocazione delle nuove Camere è fissata per giovedì 13 ottobre. Prima di allora, il 10 ottobre, i nuovi parlamentari svolgeranno le operazioni di registrazione, lasceranno una propria foto e dichiareranno il gruppo di appartenenza agli uffici delle camere.

Durante la prima seduta Camera e Senato eleggeranno i nuovi presidenti. Il regolamento di Montecitorio prevede che la votazione possa risolversi al primo e secondo scrutinio solo con l’assenso di due terzi dei componenti. Al terzo scrutinio si passa a due terzi dei votanti, mentre se si andasse al quarto scrutinio basterebbe la metà dei votanti per eleggere la persona che ricoprirà la terza carica dello Stato. Al Senato, invece, per avere un’elezione al primo o al secondo voto servirebbe il consenso della maggioranza dei componenti, al terzo voto basterebbe quella dei votanti. Se si andasse alla quarta votazione si procederebbe a fare un ballottaggio tra i due contendenti più votati al terzo scrutinio.

Una volta eletti i Presidenti d’Assemblea, iniziano le operazioni per la nomina del presidente del consiglio da parte del capo dello Stato. Sergio Mattarella potrebbe aprire le consultazioni, ricevendo i neoeletti presidenti delle camere, tra il 17 e il 20 ottobre.

La coalizione di centrodestra sarà la maggioranza che guiderà il nuovo esecutivo. Resta da sciogliere il nodo premier: alla prova del voto i partiti della coalizione dovrebbero indicare in Giorgia Meloni come capo dell’esecutivo. Si può pensare che sarà a lei che Mattarella offrirà il ruolo. In tal caso Meloni, sempre secondo il cerimoniale istituzionale, accetterà la nomina e, dopo un breve giro di consultazioni con le forze politiche, scioglierà la riserva e accetterà o meno l’incarico da capo di governo.

Anche se formalmente in carica, al nuovo esecutivo servirà il voto di fiducia delle due Camere per dirsi effettivamente operativo e per dare avvio all’inizio di una nuova legislatura.

Cuiprodest scelta per curare le relazioni istituzionali a livello globale da una grandissima azienda straniera

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Talvolta la rilevanza dell’oggetto di una campagna supera anche la ricchezza del contratto! Sono davvero onorato di annunciare che CUIPRODEST Excellence in political affairs ha il privilegio di essere stata scelta da una compagnia globale straniera per gestire le relazioni con le Istituzioni italiane a livello mondo! Sono giorni in cui l’importanza della Diplomazia e delle relazioni #commerciali sono chiare a tutti; noi che lo abbiamo sempre saputo, ci avvicineremo con ancora più ammirazione alle Istituzioni italiane nel mondo!

Sometimes the relevance of a campaign’s object goes beyond the richness of the contract! I’m proud to announce that CUIPRODEST Excellence in political affairs have the privilege of having been chosen by a foreign global company to manage relations with Italian institutions globally! Those days show to everyone how important #diplomacy and #commerciarelations are, and we have always appreciated it and so it is with great admiration that we will hold talks to our Institutions abroad!

Giuseppe Volpe, Managing partner Cuiprodest

Immagine: depositphoto

BUSINESS DIPLOMACY 1° marzo 2022

By Business diplomacy, News, PoliticaNo Comments

In questo numero col titolo dai colori che vogliono lanciare un messaggio: Giancarlo Caratti, già Head for Intellectual Property and Technology Transfer della Commissione Europea, ci racconta il Chips Act. A seguire: i rischi geopolitici della (folle) corsa all’elettrificazione dell’auto; la nascita e lo sviluppo del metaverso in Asia; le sfide per le filiere produttive.

E in parallelo annunciamo che è online il sito www.businessdiplomacy.it

Il report è scaricabile da qui: BusinessDiplomacy010322