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Intervista Massimo Barbero GE Healthcare per Status_Quo

By News
massimo barbero

Il numero di maggio 2024 di Status_Quo, il magazine di Cuiprodest sui temi chiave della politica e dell’impresa raccontati dai loro protagonisti, contiene un’intervista a Massimo Barbero,

Direttore Relazioni Istituzionali di GE Healthcare,

Per il rilancio del Sistema Sanitario Nazionale, argomento di stringente attualità e centralità nel dibattito pubblico del Paese, appare necessaria l’analisi di alcune parole chiave, quali sostenibilità, utilizzo della information technology e innovazione tecnologica. Ne abbiamo esplorato caratteristiche, sfaccettature e implementazioni con Massimo Barberio, Direttore Relazioni Istituzionali di GE Healthcare, a cui, a tal proposito, abbiamo posto alcune domande.

 

Direttore, come si presenta oggi, agli occhi di un osservatore, lo stato di salute del Servizio Sanitario Nazionale italiano? Da quali problemi è afflitto e quali sfide è chiamato ad affrontare in misura più urgente?

Il livello di sviluppo di un sistema sanitario e l’accessibilità all’assistenza sanitaria che esso garantisce sono indicatori dello sviluppo di un Paese e ne sanciscono la caratteristica di Paese avanzato.

Il livello di sviluppo di un sistema sanitario determina anche l‘interesse che esso esercita sull’industria che produce per la sanità, contribuendo, anche se in maniera indiretta, all’occupazione, allo sviluppo e alla ricchezza di un paese e l’industria dei Dispositivi Medici di Alta Tecnologia, nel comparto delle Scienze della Vita, è uno dei simboli dell’innovazione.

Non vi è dubbio che il Servizio Sanitario Nazionale italiano, come la gran parte dei servizi sanitari, si confronti oggi con nuove importanti sfide in un ecosistema governativo di forte e costante pressione economica, e ciò determina la necessità di apportare e valorizzare l’innovazione.

Le istituzioni nazionali che guidano Il nostro Servizio Sanitario Nazionale in primis, così come i decisori politici, gli operatori e i professionisti del settore e – ultimi ma non ultimi – i cittadini, fruitori dei servizi, hanno da tempo riconosciuto la necessità di affrontare grandi sfide: la sostenibilità del sistema e la sostenibilità per le famiglie, la partecipazione alla vita sanitaria per una cittadinanza sempre più informata e partecipativa delle scelte individuali e di sistema; l’accessibilità ai servizi e alle prestazioni sanitarie, l’accesso all’innovazione in Sanità e la possibilità di averne la piena e doverosa disponibilità su tutto il territorio nazionale.

L’invecchiamento della popolazione, la cronicizzazione delle malattie, la riduzione del personale e il rischio di burnout, le lunghe liste d’attesa mettono a dura prova l’intero sistema sanitario. Esiste peraltro un contesto di sostenibilità dei servizi sanitari mondiali, e di quello italiano in particolare, che va tenuto in considerazione. Il finanziamento a risorse costanti del Servizio Sanitario Nazionale risulta sempre meno compatibile, ad invarianza di organizzazione, con i bisogni sanitari crescenti di una popolazione che invecchia rapidamente.

È noto come il tasso di natalità negli ultimi anni, per ragioni culturali ed economiche, abbia toccato il minimo storico dall’Unità d’Italia, con meno di 500 mila nascite. Gli Italiani over 65 aumentano e oggi sono 13,4 milioni (il 22% della popolazione), di cui 8 su 10 soffrono di una qualche patologia cronica. Di questi, 4 sono affetti da almeno due patologie e 3 ne presentano una grave: percentuali decisamente superiori alla media e che fanno sì che il costo sanitario di un over 65 sia circa 4 volte superiore a quello di un under 65.

Queste condizioni strutturali e le correlate proiezioni demografiche ed epidemiologiche obbligano qualsiasi stato sovrano con l’obiettivo della salute pubblica e della razionalizzazione della spesa a ricercare modelli organizzativi che guardino nel medio-lungo termine alla salute e alla sostenibilità e non considerare il solo approccio etico o economico.

 

La sostenibilità del sistema e la sostenibilità per le famiglie è la madre di tutte le sfide. Come si risponde?

La risposta a queste sfide è l’innovazione tecnologica: la pandemia ha accelerato alcuni trend già in atto, come il ricorso alla telemedicina, ma è ancora tanta la strada da percorrere se si considera il grande potenziale inespresso legato all’utilizzo dei dati.

L’obiettivo dell’integrazione dei dati non è solo trattare la malattia in modo efficace, ma anche prevedere in anticipo, grazie all’Intelligenza Artificiale, come il singolo paziente potrà rispondere a una terapia. Per arrivare a identificare le cure più efficaci diventa dunque fondamentale creare una cartella del paziente che integri tutti i dati disponibili sulla sua storia clinica e che sia visibile a tutti i medici con cui il paziente viene in contatto durante il percorso diagnostico e terapeutico. Il collegamento automatico è la medicina di precisione, che si basa sull’idea che ogni individuo sia unico e che le malattie non debbano essere trattate in modo generico, ma con terapie e medicinali ‘su misura’, in linea con le caratteristiche specifiche di ciascun paziente e della sua patologia.

Questo approccio considera una serie di fattori, tra cui la predisposizione genetica, l’esposizione a fattori di rischio ambientali, i biomarcatori specifici e le caratteristiche molecolari delle malattie, per consentire una diagnosi accurata e una terapia mirata. La medicina di precisione si avvale di tecnologie avanzate come il sequenziamento del DNA, gli algoritmi di intelligenza artificiale e l’analisi dei big data per identificare pattern e correlazioni tra dati clinici e molecolari.

Queste informazioni aiutano i medici a prendere decisioni informate sulle opzioni terapeutiche più appropriate per il paziente. A pensarci bene, la medicina di precisione, detta anche medicina personalizzata, identifica quell’insieme di strategie di prevenzione e trattamento che tengono conto della variabilità individuale. Unendo diagnostica e terapia consente di delineare le caratteristiche di ciascun paziente anche dal punto di vista genetico e metabolico, in modo da individuare una terapia che agisca direttamente e in modo estremamente specifico e personalizzato sulla causa della malattia.

Anche la Teranostica – termine che nasce dalla combinazione di “Terapia” e “Diagnostica” – va incontro ad una delle principali sfide della sanità del futuro, quella di selezionare il trattamento più efficace e personalizzato per ogni paziente. Si tratta di un campo di crescente interesse della medicina nucleare, in cui la sperimentazione sta compiendo passi in avanti grazie alla scoperta di nuovi radiofarmaci e allo sviluppo di nuove terapie ed è un’opzione in rapido sviluppo per un’ampia varietà di tumori.

 

Quando si parla di innovazione tecnologica viene automatico il collegamento con le specificità del settore dell’information technology.

Se facciamo una superficiale e approssimativa valutazione economica, un’applicazione ottimale dei sistemi di industrial Internet a livello ospedaliero, che migliori la tracciabilità e l’ottimizzazione dei trattamenti, il flusso dei pazienti e l’utilizzo delle tecnologie sanitarie con un miglioramento del solo 1% di efficienza, sarebbe traducibile a livello globale in un risparmio per i sistemi sanitari di oltre 60 miliardi di Euro all’anno. Il settore sanitario è in effetti uno dei settori che trarrebbero più benefici dall’adozione dell’Industrial Internet a causa dei forti imperativi di riduzione dei costi e di miglioramento delle prestazioni. In questo campo sarebbe possibile utilizzare già oggi alcune applicazioni offerte dall’Industrial Internet, non sperimentali ma innovative, quali. Una diversa gestione delle liste d’attesa, anche con geolocalizzazione o su specifiche classi di pazienti, ai fini dell’ottimizzazione dei percorsi di cura e dell’occupazione dei posti letto

Un monitoraggio effettivo della gestione dell’appropriatezza prescrittiva per eseguire solo esami utili, non ripetitivi ed assolutamente necessari per abbreviare i tempi della diagnosi/cura ed evitare un inutile dispendio di risorse umane ed economiche. Ottenere un supporto ai processi decisionali con il data-driven optimization therapy che, analizzando i tassi di riammissione di un paziente in funzione del percorso di cura assegnato, monitora gli effetti apportati dalla Telemedicina e la Precision Medicine nella vita sanitaria dell’assistito.

Avere sempre e in tempo reale il censimento delle risorse ospedaliere ed il loro utilizzo, (conoscere quanti pazienti sono in ogni reparto ospedaliero, per quanto tempo ci sono stati ed i tempi di ammissione/dimissione). Già oggi l’Information and Communication Technology (ICT) trasforma significativamente le organizzazioni sanitarie e il ruolo dei professionisti secondo diverse modalità: l’utilizzo dei sensori (portabili, impiantabili, ingeribili, ecc.) genera grandi quantità di dati, da una crescente mole di dati potranno/dovranno essere estratte informazioni rilevanti sulla persona, sulla collettività e sui sistemi sociali, ogni fase del “percorso paziente” sarà riconducibile ai dati e al monitoraggio digitale, che impatterà: sui percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali del paziente; sulla possibilità di monitoraggio da remoto (ad esempio la telemedicina); sulla valutazione delle performance; sui sistemi di investimento; sulla privacy. Inoltre, attraverso l’utilizzo della moltitudine di dati disponibili per il singolo paziente, sarà possibile implementare modelli di Precision Medicine.

Ulteriori applicazioni delle possibilità offerte dall’Industrial Internet sono rappresentate dalla Gestione delle Liste d’Attesa, eventualmente con geolocalizzazione o su specifiche classi di pazienti, ai fini dell’ottimizzazione dei percorsi di cura e dell’occupazione dei posti letto e dalla Gestione dell’Appropriatezza Prescrittiva per eseguire solo esami utili, non ripetitivi ed assolutamente necessari per abbreviare i tempi della diagnosi/cura ed evitare un inutile dispendio di risorse umane ed economiche, vi ricordo che la medicina difensiva, principale causa dell’inappropriatezza prescrittiva, appensantisce il bilancio del SSN per oltre 10 miliardi di euro all’anno.

Per concludere, occorre coniugare sostenibilità e appropriatezza, usando come collante le tecnologie innovative che contribuiscono ad aumentare le possibilità di cura per un numero sempre maggiore di pazienti e nel contempo riducono significativamente il costo complessivo di gestione di determinate patologie.

Parliamo di tecnologia e di apparecchiature diagnostiche innovative: il PNRR ha risolto le problematiche legate a una situazione Italiana, che non era certo ottimale, in tema di vetustà del nostro parco strumentazione diagnostiche?

Sicuramente gli investimenti dedicati del PNRR, che porteranno a regime nel 2026 una quota importante del necessario ricambio tecnologico, pari ad oltre 3000 apparecchiature elettromedicali, costituiscono una parziale soluzione tampone ad un probelma che da diverso tempo costituisce un forte limite alla efficienza del nostro SSN e che è contemporaneamente una delle concause della piaga delle liste d’attesa in Sanità: l’obsolescenza tecnologica. Le apparecchiature elettromedicali giocano un ruolo fondamentale nella prevenzione e diagnosi di alcune patologie, purtroppo però nel nostro paese la maggior parte delle apparecchiature ha superato la soglia di adeguatezza tecnologica con importanti ripercussioni dal punto di vista clinico, economico e di sicurezza, si stima per il nostro paese un totale di oltre il 25% di apparecchiature di diagnostica per immagini obsolete, dato che ci attesta come il peggior paese in Europa per livello di vetustà del parco istallato, naturalmente situazione pre PNRR, il tema dell’obsolescenza del parco tecnologico in Italia è quindi reale e si è fortemente acuito negli ultimi anni.

A partire dall’inizio di questa decade, a margine della crisi finanziaria ed economica e con l’inasprirsi delle azioni di revisione della spesa pubblica abbiamo assistito in verità ad un razionamento degli investimenti in tecnologia ed innovazione. In Sanità, nel comparto delle apparecchiature di diagnostica per immagini, questo razionamento è diventato particolarmente significativo se combinato con le azioni di centralizzazione degli acquisti che nella stragrande maggioranza dei casi hanno ritardato l’accesso al mercato delle innovazioni e appiattito gli acquisti su segmenti di fascia medio bassa. Il paradosso è che in Italia ancora oggi abbiamo una densità di apparecchiature diagnostiche superiore alla media europea, ma utilizzate meno e soprattutto molto più vecchie, il che comporta rischi clinici e costi di gestione alti, non possiamo però pensare di incentivare l’acquisto o anche solo l’utilizzo di nuove apparecchiature senza coscientemente disincentivare l’uso di quelle obsolete.

Il nostro Paese ha, da anni, decisamente perso la leadership tecnologica a livello europeo e ormai il gap è divenuto quasi incolmabile, come dimostrato gli studi sulla vetustà del parco installato pubblicati periodicamente dalle associazioni di categoria nazionali ed internazionali di riferimento del comparto elettromedicale e validati anche dai dati del Ministero della Salute e questa situazione è stata alla base degli interventi d’urgenza della Missione 6 – Salute del PNRR che nell’ambito di un rafforzamento della prevenzione e dei servizi sanitari sul territorio, opera per modernizzare e digitalizzare il sistema sanitario e garantire equità di accesso alle cure, anche appunto attraverso l’aggiornamento del parco tecnologico e delle attrezzature per diagnosi e cura.