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Intervista a Paolo Pinzoni per Status_Quo

By News

Il numero di gennaio 2024 di Status_Quo, il magazine di Cuiprodest sui temi chiave della politica e dell’impresa raccontati dai loro protagonisti, contiene un’intervista a Paolo Pinzoni, Head of Public Affairs & External Affairs Strategies di Vodafone Italia.

Dall’intervista al Dott. Pinzoni è emerso un confronto stimolante sul futuro delle telecomunicazioni in Italia e sul ruolo cruciale svolto dai provider.

Digital divide, 5G, PNRR, sicurezza delle reti, Internet of Things e infrastrutture. Sono molti i temi cardine che riguardano lo sviluppo delle reti di telecomunicazioni nel nostro Paese, in una fase campale per il futuro dei grandi player del settore, che fanno i conti con la necessità costante di investire cifre consistenti nell’ampliamento e potenziamento delle reti, a fronte tuttavia di un ritorno non adeguato. A tal proposito, Status_Quo ha posto alcune domande a Paolo Pinzoni, Head of Public Affairs & External Affairs Strategies di Vodafone Italia.

Dott. Pinzoni, il recente Rapporto sulla Decennio Digitale 2023 dell’Unione Europea evidenzia come il roll-out delle reti 5G sia in ritardo e la qualità del 5G non soddisfi le aspettative degli utenti finali e le esigenze dell’industria. Inoltre, il 55% delle famiglie rurali non è ancora servito da alcuna rete avanzata e il 9% non è ancora coperto da alcuna rete fissa. Quale pensa possa essere il contributo degli operatori Telco?

Grazie ai progetti Reti Ultraveloci contenuti nel PNRR l’Italia può colmare il divario digitale rispetto al resto d’Europa e Vodafone sta dando un grande contributo, sia come soggetto attivo che costruisce reti e connette il Paese, sia come attore abilitante per altri progetti inclusi nel Piano. La capillarità richiesta dalle reti cablate in fibra ha rappresentato certamente un grande ostacolo alla loro diffusione in ambiti extraurbani, soprattutto per la complessità dei lavori necessari alla realizzazione delle infrastrutture in quelle aree. In questo senso la soluzione FWA (Fixed Wireless Access) può rappresentare un’opportunità per la transizione digitale del Paese, poiché è molto adatta a fornire alle aree rurali e meno densamente abitate una connessione stabile e veloce e con le stesse qualità delle grandi città. Inoltre, grazie alle le caratteristiche di flessibilità e scalabilità, la tecnologia FWA rappresenta la modalità operativa di gran lunga più efficiente, sia perché disponibile nell’intero raggio di copertura di una singola stazione radiobase, sia per la semplicità di attivazione, per cui è sufficiente una SIM card e un terminale forniti dall’operatore telefonico. Puntare su questa tecnologia porterebbe a una significativa accelerazione nella digitalizzazione del Paese, attraverso la valorizzazione di quelle aree che, a causa della bassa densità abitativa, richiedono investimenti importanti a causa dei complessi interventi infrastrutturali.

Per questi motivi Vodafone crede e investe in questa tecnologia, con l’obiettivo di colmare il digital divide del Paese, connettendo anche le aree più remoti. Ad oggi, i nostri servizi di FWA 5G raggiungono 3,9 milioni di famiglie e imprese, a cui se ne aggiungono ulteriori 1,5 milioni tramite FWA 4G.

Quale pensa possa essere il “volano” per una vera transizione digitale di PMI e PA?

La “base” per consentire alla Pubblica Amministrazione e alle PMI di operare una vera “transizione” digitale è la “connettività”, in grado di abilitare l’adozione di strumenti innovativi e tecnologicamente avanzati. Per poter competere a livello globale, essere economicamente resiliente, migliorare l’accessibilità e colmare il divario tra zone urbane e rurali, l’Italia ha bisogno di un “Piano nazionale per la transizione al digitale delle PMI” che crei un contesto favorevole allo sviluppo e alla diffusione di servizi digitali evoluti di cui necessitano le PMI per supportare il loro percorso verso la transizione al digitale. Tra questi strumenti sarebbe opportuno prevedere la costruzione di un vero e proprio “Portafoglio di servizi digitali” (es. cassetta degli attrezzi), con l’obiettivo di rispondere ai bisogni diversi, con un’ampia gamma di soluzioni, in ambiti quali digital marketing, cybersecurity, digital business e smart-working. Si potrebbero così soddisfare le necessità durante tutte le fasi del percorso di digitalizzazione.

Per quanto riguarda la PA, sarebbe prezioso stimolare la domanda di servizi digitali evoluti, come le tecnologie IOT per il monitoraggio dei consumi elettrici, i servizi di sicurezza perimetrale e della navigazione web; servizi di protezione dell’identità degli utenti che accedono da remoto alle risorse aziendali (e-mail, server, dati tutelati dalla normativa vigente in materia di privacy e applicazioni critiche per il business); servizi antivirus di nuova generazione in grado di identificare malware e cyber attacchi complessi, isolare l’endpoint infetto e prevenire la sottrazione dei dati, delle credenziali di accesso e di altre informazioni riservate. Tutti questi strumenti, insieme a una connettività accessibile, stabile e veloce, potrebbero davvero rappresentare un volano per la transizione digitale di PMI e PA e favorire così la crescita del Paese.

Come pensa si possa intervenire sul deterioramento dei fondamentali economici e finanziari che le Telco segnalano da mesi?

È evidente che tutte le risorse e i finanziamenti del PNRR dedicati alla transizione digitale andranno “vanificati” se non si mettono in campo le azioni necessarie per ridare sostenibilità al settore delle telecomunicazioni. La difficoltà degli operatori nell’avere un ritorno adeguato sugli investimenti ha determinato un significativo ritardo nella realizzazione delle reti in fibra e nello sviluppo del 5G, rischiando di far perdere al Paese importanti opportunità di crescita e sviluppo. La criticità della situazione richiede misure strutturali con effetti nel medio-lungo periodo, ma anche interventi di breve periodo che possano alleviare gli effetti dell’instabilità finanziaria. Serve, quindi, rivedere la struttura del mercato al fine di renderla pienamente sostenibile, rinnovare la gestione dello spettro frequenziale legandola ai crescenti investimenti in innovazione e nuove tecnologie, aggiornare la distribuzione degli oneri legati al consumo energetico tenendo in considerazione del ruolo essenziale e critico per la tenuta del Paese interpretato dal settore delle telecomunicazioni.

Serve, infine, una grande consapevolezza delle sfide che abbiamo davanti, affinché tutti gli attori dell’ecosistema (pubblico-privati e intra settore) siano adeguatamente responsabilizzati, per fare ognuno la propria parte.

Vodafone rappresenta un’eccellenza nel mercato d’avanguardia della connettività IoT, tanto rilevante quanto ancora poco noto al grande pubblico. Quali sono, a suo parere, i principali campi d’applicazione dell’internet of things, tanto per i business quanto per i privati?

Le soluzioni che si basano sull’Internet of Things, in effetti, hanno campi di applicazione prevalentemente business to business. Il grande pubblico ne beneficia, molto spesso senza averne una piena consapevolezza. Un esempio è il caso delle ‘scatole nere’ che vengono installate sulle vetture quando si stipula un contratto assicurativo o per la gestione delle flotte aziendali.

Un altro è quello dei pagamenti digitali che stanno man mano prendendo il sopravvento sul pagamento in contanti, anche grazie ai POS connessi. Esistono poi importanti campi di applicazione della tecnologia IOT a livello industriale e nel settore energetico e delle utility che, soprattutto in quest’ultimo campo, permettono di rendere più sicuri ed efficienti, sia in termini economici che ambientali, la produzione e le reti di distribuzione.

Vodafone, riconosciuta come leader nella connettività IoT, gestisce la più grande piattaforma IoT globale con oltre 175 milioni di connessioni IoT globali ed è nella posizione migliore per interpretare i dati generati dalla piattaforma e fornire informazioni che consentano di prendere decisioni più consapevoli. In questo ambito, a gennaio 2024, Vodafone Group e Microsoft hanno annunciato una partnership strategica decennale per portare l’intelligenza artificiale generativa, i servizi digitali e il cloud a oltre 300 milioni di aziende e consumatori. La collaborazione punta a trasformare la customer experience dei clienti Vodafone attraverso l’utilizzo della intelligenza artificiale generativa di Microsoft, a potenziare la piattaforma di Internet of Things di Vodafone e a sviluppare nuovi servizi digitali e finanziari per le aziende, in particolare per le Pmi.

In Italia la connettività IoT offerta gestita da Vodafone Business fornisce una chiara visibilità e il controllo dei dispositivi, delle SIM e dei servizi IoT, progettati con la sicurezza incorporata fin dall’inizio: le offerte dei servizi, già disponibili, sul mercato spaziano dall’ambito sanitario, lo sfruttamento del suolo e agricoltura, ai trasporti, dalle smart cities e edifici all’industria manifatturiera e industria 4.0.

Status_Quo | Gennaio 2024

By Magazine

Disponibile il numero di gennaio 2024 di Status_Quo, il magazine bimestrale di Cuiprodest con focus e interviste ai protagonisti del mondo della politica e dell’impresa. In questo numero:

  • Nasce Cuiprodest Bruxelles
  • Sustainability: commento dell’On. Andrea Barabotti sul DL Sicurezza Energetica e intervista a Massimiliano Colognesi (BAT Italia) sulla transizione in atto nell’industria del tabacco.
  • Healthcare: focus su “Non Andarci Piano”, il progetto di Cuiprodest sul Piano Oncologico Nazionale e Intervista a Loreto Gesualdo, Presidente di FISM – Federazione Italiana delle Società Medico-Scientifiche.
  • Reti: intervista a Paolo Pinzoni (Vodafone Italia) sullo stato dell’arte delle telecomunicazioni in Italia.
  • Digitale: intervista a Sara Zanotelli, Presidente di AICDC – Associazione Italiana Content & Digital Creators, su rischi e opportunità del web e sulla professione dei content creator e il relativo quadro normativo, fiscale e contributivo.
  • Lavoro: intervista a Elvio Mauri, Direttore di Fondimpresa, sul tema dei Fondi Interprofessionali e della formazione professionale continua.
  • Focus sulla più recente proposta di regolamentazione della rappresentanza di interessi in Italia
  • Vademecum della Legge di Bilancio 2024

Intervista a Sara Morisani per Status_Quo

By News

Il numero di novembre 2023 di Status_Quo, il magazine di Cuiprodest sui temi chiave della politica e dell’impresa raccontati dai loro protagonisti, contiene un’intervista a Sara Morisani, Direttrice di AIRI, Associazione Italiana Ricerca Industriale.

Dall’intervista alla Dott.ssa Morisani è emerso un confronto stimolante sulle attività di AIRI e dei suoi soci, nonché un approfondimento sullo stato dell’arte della ricerca industriale in Italia, sui progetti IPCEI e sulle tecnologie di frontiera.

Gli investimenti in ricerca e sviluppo, congiuntamente al patrimonio di proprietà intellettuale, rappresentano il cuore pulsante e il bagaglio degli asset più preziosi del tessuto produttivo di un Paese. Oggi, l’industria italiana si trova ad affrontare nuove e sempre più complesse sfide imposte da scenari globali in continua evoluzione: la sicurezza e la transizione energetiche, la supply chain, la raccolta e il riciclo delle materie critiche, le opportunità e le criticità intrinseche alla diffusione dell’intelligenza artificiale su larga scala e per sempre più vasti campi di applicazione.

In occasione dell’edizione 2023 della Giornata AIRI per l’Innovazione industriale, tenutasi il 22 novembre, abbiamo posto alcune domande in merito alla Dott.ssa Sara Morisani, Direttrice dell’Associazione. AIRI, Associazione Italiana per la Ricerca Industriale, è un ente senza scopro di lucro che rappresenta, da quasi mezzo secolo, il punto di riferimento della ricerca industriale in Italia, occupandosi della rappresentanza a livello istituzionale del settore e volta alla creazione di un ecosistema di ricerca, innovazione, sviluppo tecnologico e trasferimento di conoscenze coeso, aperto e interoperabile.

 

Dott.ssa Morisani, attualmente, su quali progetti e aree tematiche si concentra principalmente il lavoro dell’Associazione? Quali realtà conta tra i propri soci?

Ad oggi, AIRI conta circa 90 soci tra piccole, medie e grandi imprese, centri di ricerca pubblici e privati, centri di trasferimento tecnologico, start-up, Università, rilevanti istituti bancari e altri. Operano in maniera prevalente in 10 settori chiave per l’economica nazionale: chimica e materiali, costruzioni, ambiente, energia, farmaceutica, ICT e microelettronica, trasporti, spazio, meccatronica.

Gli investimenti dei soci AIRI in ricerca ogni anno sono pari a 3,5 miliardi, ai quali si aggiungono 5 miliardi nelle innovazioni fino al 2022. Occupano, inoltre, ventimila addetti diretti in ricerca e sviluppo e, nel 2020, rappresentavano il 37% delle domande di brevetti presentate in Europa dalle dieci aziende italiane più performanti.

L’Associazione lavora con i propri soci e il suo ampio network a livello nazionale ed europeo per creare opportunità di dialogo e condivisione di best practices e la collaborazione in attività di ricerca e innovazione congiunta, anche in relazione ad iniziative e progetti competitivi a livello nazionale, europeo e internazionale. AIRI, infatti, rappresenta gli interessi della ricerca industriale italiana anche in Europa, grazie alla partecipazione ormai ventennale a numerosi progetti nell’ambito dei Programmi Quadro della Ricerca e Innovazione.

Di particolare rilievo è la costante relazione con una ampia rappresentanza di manager della Ricerca e Innovazione di industrie, enti di ricerca e università nazionali, che ha come concreto risultato la redazione triennale del “Volume sulle Tecnologie del Futuro”, alla cui realizzazione i soci partecipano attivamente. AIRI, inoltre, è interlocutore istituzionale dei principali Ministeri (MiMit, MUR, MASE e MAECI) e svolge attività volte a diffondere e rafforzare politiche di sostegno agli strumenti e agevolazioni per la ricerca e innovazione. Una nostra storica “battaglia”, che purtroppo non ha trovato riconoscimento nella Legge di Bilancio, è quella per la reintroduzione del credito di imposta alla ricerca e allo sviluppo anche per le multinazionali, già presente nella versione originaria del credito e poi soppressa, rendendo l’Italia l’unico paese membro dell’UE a non estendere l’agevolazione a tali soggetti.

È d’obbligo, inoltre, sottolineare l’impegno di AIRI in tema di fondi IPCEI – Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo che, con un sostanzioso investimento, mirano a potenziare in maniera significativa la capacità europea di produrre tecnologie abilitanti fondamentali per lo sviluppo industriale. Segnaliamo, tra questi, gli IPCEI Microelettronica, Batterie e Idrogeno. Un nostro socio, ad esempio, è partner principale nel progetto Microelettronica, impegnato in ricerca e sviluppo di chip energeticamente efficienti e semiconduttori. L’IPCEI Batterie 1 e il Progetto EuBatIn relativo all’innovazione delle batterie, invece, mirano a costruire una filiera europea per il recupero delle materie prime seconde e il loro riutilizzo per nuove batterie, e per creare sinergie e capacità produttiva europea lungo tutta la catena del valore. Gli obiettivi sono sia di innovazione e sostenibilità, per il netto incremento di riciclo e riuso, sia sociali, con la creazione di nuove professionalità e posti di lavoro. A queste sfide si aggiungono poi il tema della concorrenza di Cina e Stati Uniti e le difficoltà nell’adattamento degli IPCEI alle PMI.

 

Un tema di stringente attualità è certamente quello dell’intelligenza artificiale, a cui AIRI ha dedicato un interessante fact sheet, con un’analisi della proposta di Regolamento europea per l’AI, che rappresenta già oggi un importante volano per la crescita di settori che trascendono il software e l’high tech, ma pone rilevanti questioni di etica e tutela delle proprietà intellettuale e industriale. A suo parere, dunque, l’attuale quadro normativo è adeguato a conciliare lo sviluppo del settore con la necessità, sempre più impellente, di disciplinarlo?

Le tecnologie di realtà aumentata e virtuale e di intelligenza artificiale generativa rivoluzionano la nostra capacità di innovare, con un impatto in tutti i settori economici e sociali. Due esempi che sono già realtà: nel pharma, l’uso dell’AI per velocizzare la scoperta e la sintesi di nuovi farmaci e prevederne i profili di efficacia e sicurezza; nella cultura e nel turismo, la realizzazione di nuove opere d’arte create da dati fittizi (sintetici) ma verosimili, operatori turistici che offrono realtà virtuali del tutto simili alla realtà.

Come anticipato nella domanda, tuttavia, questa rivoluzione porta con sé interrogativi etici e giuridici importanti, che toccano anche i diritti fondamentali dell’individuo. Serve un’attenzione continua agli impatti etici e sociali, e l’integrazione sistematica di valori, principi, requisiti e procedure etiche sin dalle prime fasi dello sviluppo di processi, prodotti e servizi. Un approccio, questo, che nel gergo delle politiche europee si chiama ethic by design e su cui AIRI è impegnata da diversi anni. In sintesi, macchina e uomo devono collaborare per aumentare le capacità intellettive delle persone e non per sostituirle.

 

Tutti temi che hanno trovato ampio spazio nel corso della Giornata AIRI per l’Innovazione Industriale.

La Giornata è l’ormai consuetudinario appuntamento annuale con cui AIRI chiama a raccolta alcuni tra i massimi esperti, i principali interlocutori e le istituzioni su questioni di assoluta rilevanza per la ricerca industriale italiana. Quest’anno, la colonna portante del dibattito é stata rappresentata dalla transizione elettrica, a cui è dedicato anche il working paper presentato, appunto, durante la Giornata e scaricabile dal nostro sito.

Tuttavia, il momento per noi più importante e che ci riempie di orgoglio è la premiazione dei vincitori delle Borse di studio intitolate al nostro fondatore, il Prof. Renato Ugo, con cui AIRI, in collaborazione con Farmindustria, Fondazione Bracco e Heidelberg Materials Italia Cementi assegna un riconoscimento alle migliori tesi in ambito STEM. Quest’anno, ad aggiudicarsi il premio sono state tre giovani Dottoresse in chimica – segnale incoraggiante sull’avvicinamento di sempre più ragazze ai percorsi accademici, appunto, di ambito STEM.

Status_Quo | Novembre 2023

By Magazine

Disponibile il numero di novembre di Status_Quo, il magazine bimestrale di Cuiprodest con focus e interviste ai protagonisti del mondo della politica e dell’impresa. In questo numero:

  • Healthcare: Presentazione di “Non Andarci Piano”, l’osservatorio di Cuiprodest sull’implementazione del Piano Oncologico Nazionale 2023-2027.
  • Sustainability: Intervista a Sara Morisani (Direttrice AIRI) su ricerca industriale, progetti IPCEI e transizione energetica.
  • Business diplomacy: intervista a Manuela Traldi (Presidente Camera di Commercio Italo-Azerbaigiana) sulle opportunità di investimento e internazionalizzazione delle imprese italiane in Azerbaigian.
  • Gaming: focus sullo schema di decreto di riforma del settore del gioco online e intervista a Barbara Beltrami (Country manager per l’Italia del Gruppo Kindred) sugli strumenti per la sicurezza e il benessere dei giocatori online.