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Intervista Massimo Barbero GE Healthcare per Status_Quo

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massimo barbero

Il numero di maggio 2024 di Status_Quo, il magazine di Cuiprodest sui temi chiave della politica e dell’impresa raccontati dai loro protagonisti, contiene un’intervista a Massimo Barbero,

Direttore Relazioni Istituzionali di GE Healthcare,

Per il rilancio del Sistema Sanitario Nazionale, argomento di stringente attualità e centralità nel dibattito pubblico del Paese, appare necessaria l’analisi di alcune parole chiave, quali sostenibilità, utilizzo della information technology e innovazione tecnologica. Ne abbiamo esplorato caratteristiche, sfaccettature e implementazioni con Massimo Barberio, Direttore Relazioni Istituzionali di GE Healthcare, a cui, a tal proposito, abbiamo posto alcune domande.

 

Direttore, come si presenta oggi, agli occhi di un osservatore, lo stato di salute del Servizio Sanitario Nazionale italiano? Da quali problemi è afflitto e quali sfide è chiamato ad affrontare in misura più urgente?

Il livello di sviluppo di un sistema sanitario e l’accessibilità all’assistenza sanitaria che esso garantisce sono indicatori dello sviluppo di un Paese e ne sanciscono la caratteristica di Paese avanzato.

Il livello di sviluppo di un sistema sanitario determina anche l‘interesse che esso esercita sull’industria che produce per la sanità, contribuendo, anche se in maniera indiretta, all’occupazione, allo sviluppo e alla ricchezza di un paese e l’industria dei Dispositivi Medici di Alta Tecnologia, nel comparto delle Scienze della Vita, è uno dei simboli dell’innovazione.

Non vi è dubbio che il Servizio Sanitario Nazionale italiano, come la gran parte dei servizi sanitari, si confronti oggi con nuove importanti sfide in un ecosistema governativo di forte e costante pressione economica, e ciò determina la necessità di apportare e valorizzare l’innovazione.

Le istituzioni nazionali che guidano Il nostro Servizio Sanitario Nazionale in primis, così come i decisori politici, gli operatori e i professionisti del settore e – ultimi ma non ultimi – i cittadini, fruitori dei servizi, hanno da tempo riconosciuto la necessità di affrontare grandi sfide: la sostenibilità del sistema e la sostenibilità per le famiglie, la partecipazione alla vita sanitaria per una cittadinanza sempre più informata e partecipativa delle scelte individuali e di sistema; l’accessibilità ai servizi e alle prestazioni sanitarie, l’accesso all’innovazione in Sanità e la possibilità di averne la piena e doverosa disponibilità su tutto il territorio nazionale.

L’invecchiamento della popolazione, la cronicizzazione delle malattie, la riduzione del personale e il rischio di burnout, le lunghe liste d’attesa mettono a dura prova l’intero sistema sanitario. Esiste peraltro un contesto di sostenibilità dei servizi sanitari mondiali, e di quello italiano in particolare, che va tenuto in considerazione. Il finanziamento a risorse costanti del Servizio Sanitario Nazionale risulta sempre meno compatibile, ad invarianza di organizzazione, con i bisogni sanitari crescenti di una popolazione che invecchia rapidamente.

È noto come il tasso di natalità negli ultimi anni, per ragioni culturali ed economiche, abbia toccato il minimo storico dall’Unità d’Italia, con meno di 500 mila nascite. Gli Italiani over 65 aumentano e oggi sono 13,4 milioni (il 22% della popolazione), di cui 8 su 10 soffrono di una qualche patologia cronica. Di questi, 4 sono affetti da almeno due patologie e 3 ne presentano una grave: percentuali decisamente superiori alla media e che fanno sì che il costo sanitario di un over 65 sia circa 4 volte superiore a quello di un under 65.

Queste condizioni strutturali e le correlate proiezioni demografiche ed epidemiologiche obbligano qualsiasi stato sovrano con l’obiettivo della salute pubblica e della razionalizzazione della spesa a ricercare modelli organizzativi che guardino nel medio-lungo termine alla salute e alla sostenibilità e non considerare il solo approccio etico o economico.

 

La sostenibilità del sistema e la sostenibilità per le famiglie è la madre di tutte le sfide. Come si risponde?

La risposta a queste sfide è l’innovazione tecnologica: la pandemia ha accelerato alcuni trend già in atto, come il ricorso alla telemedicina, ma è ancora tanta la strada da percorrere se si considera il grande potenziale inespresso legato all’utilizzo dei dati.

L’obiettivo dell’integrazione dei dati non è solo trattare la malattia in modo efficace, ma anche prevedere in anticipo, grazie all’Intelligenza Artificiale, come il singolo paziente potrà rispondere a una terapia. Per arrivare a identificare le cure più efficaci diventa dunque fondamentale creare una cartella del paziente che integri tutti i dati disponibili sulla sua storia clinica e che sia visibile a tutti i medici con cui il paziente viene in contatto durante il percorso diagnostico e terapeutico. Il collegamento automatico è la medicina di precisione, che si basa sull’idea che ogni individuo sia unico e che le malattie non debbano essere trattate in modo generico, ma con terapie e medicinali ‘su misura’, in linea con le caratteristiche specifiche di ciascun paziente e della sua patologia.

Questo approccio considera una serie di fattori, tra cui la predisposizione genetica, l’esposizione a fattori di rischio ambientali, i biomarcatori specifici e le caratteristiche molecolari delle malattie, per consentire una diagnosi accurata e una terapia mirata. La medicina di precisione si avvale di tecnologie avanzate come il sequenziamento del DNA, gli algoritmi di intelligenza artificiale e l’analisi dei big data per identificare pattern e correlazioni tra dati clinici e molecolari.

Queste informazioni aiutano i medici a prendere decisioni informate sulle opzioni terapeutiche più appropriate per il paziente. A pensarci bene, la medicina di precisione, detta anche medicina personalizzata, identifica quell’insieme di strategie di prevenzione e trattamento che tengono conto della variabilità individuale. Unendo diagnostica e terapia consente di delineare le caratteristiche di ciascun paziente anche dal punto di vista genetico e metabolico, in modo da individuare una terapia che agisca direttamente e in modo estremamente specifico e personalizzato sulla causa della malattia.

Anche la Teranostica – termine che nasce dalla combinazione di “Terapia” e “Diagnostica” – va incontro ad una delle principali sfide della sanità del futuro, quella di selezionare il trattamento più efficace e personalizzato per ogni paziente. Si tratta di un campo di crescente interesse della medicina nucleare, in cui la sperimentazione sta compiendo passi in avanti grazie alla scoperta di nuovi radiofarmaci e allo sviluppo di nuove terapie ed è un’opzione in rapido sviluppo per un’ampia varietà di tumori.

 

Quando si parla di innovazione tecnologica viene automatico il collegamento con le specificità del settore dell’information technology.

Se facciamo una superficiale e approssimativa valutazione economica, un’applicazione ottimale dei sistemi di industrial Internet a livello ospedaliero, che migliori la tracciabilità e l’ottimizzazione dei trattamenti, il flusso dei pazienti e l’utilizzo delle tecnologie sanitarie con un miglioramento del solo 1% di efficienza, sarebbe traducibile a livello globale in un risparmio per i sistemi sanitari di oltre 60 miliardi di Euro all’anno. Il settore sanitario è in effetti uno dei settori che trarrebbero più benefici dall’adozione dell’Industrial Internet a causa dei forti imperativi di riduzione dei costi e di miglioramento delle prestazioni. In questo campo sarebbe possibile utilizzare già oggi alcune applicazioni offerte dall’Industrial Internet, non sperimentali ma innovative, quali. Una diversa gestione delle liste d’attesa, anche con geolocalizzazione o su specifiche classi di pazienti, ai fini dell’ottimizzazione dei percorsi di cura e dell’occupazione dei posti letto

Un monitoraggio effettivo della gestione dell’appropriatezza prescrittiva per eseguire solo esami utili, non ripetitivi ed assolutamente necessari per abbreviare i tempi della diagnosi/cura ed evitare un inutile dispendio di risorse umane ed economiche. Ottenere un supporto ai processi decisionali con il data-driven optimization therapy che, analizzando i tassi di riammissione di un paziente in funzione del percorso di cura assegnato, monitora gli effetti apportati dalla Telemedicina e la Precision Medicine nella vita sanitaria dell’assistito.

Avere sempre e in tempo reale il censimento delle risorse ospedaliere ed il loro utilizzo, (conoscere quanti pazienti sono in ogni reparto ospedaliero, per quanto tempo ci sono stati ed i tempi di ammissione/dimissione). Già oggi l’Information and Communication Technology (ICT) trasforma significativamente le organizzazioni sanitarie e il ruolo dei professionisti secondo diverse modalità: l’utilizzo dei sensori (portabili, impiantabili, ingeribili, ecc.) genera grandi quantità di dati, da una crescente mole di dati potranno/dovranno essere estratte informazioni rilevanti sulla persona, sulla collettività e sui sistemi sociali, ogni fase del “percorso paziente” sarà riconducibile ai dati e al monitoraggio digitale, che impatterà: sui percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali del paziente; sulla possibilità di monitoraggio da remoto (ad esempio la telemedicina); sulla valutazione delle performance; sui sistemi di investimento; sulla privacy. Inoltre, attraverso l’utilizzo della moltitudine di dati disponibili per il singolo paziente, sarà possibile implementare modelli di Precision Medicine.

Ulteriori applicazioni delle possibilità offerte dall’Industrial Internet sono rappresentate dalla Gestione delle Liste d’Attesa, eventualmente con geolocalizzazione o su specifiche classi di pazienti, ai fini dell’ottimizzazione dei percorsi di cura e dell’occupazione dei posti letto e dalla Gestione dell’Appropriatezza Prescrittiva per eseguire solo esami utili, non ripetitivi ed assolutamente necessari per abbreviare i tempi della diagnosi/cura ed evitare un inutile dispendio di risorse umane ed economiche, vi ricordo che la medicina difensiva, principale causa dell’inappropriatezza prescrittiva, appensantisce il bilancio del SSN per oltre 10 miliardi di euro all’anno.

Per concludere, occorre coniugare sostenibilità e appropriatezza, usando come collante le tecnologie innovative che contribuiscono ad aumentare le possibilità di cura per un numero sempre maggiore di pazienti e nel contempo riducono significativamente il costo complessivo di gestione di determinate patologie.

Parliamo di tecnologia e di apparecchiature diagnostiche innovative: il PNRR ha risolto le problematiche legate a una situazione Italiana, che non era certo ottimale, in tema di vetustà del nostro parco strumentazione diagnostiche?

Sicuramente gli investimenti dedicati del PNRR, che porteranno a regime nel 2026 una quota importante del necessario ricambio tecnologico, pari ad oltre 3000 apparecchiature elettromedicali, costituiscono una parziale soluzione tampone ad un probelma che da diverso tempo costituisce un forte limite alla efficienza del nostro SSN e che è contemporaneamente una delle concause della piaga delle liste d’attesa in Sanità: l’obsolescenza tecnologica. Le apparecchiature elettromedicali giocano un ruolo fondamentale nella prevenzione e diagnosi di alcune patologie, purtroppo però nel nostro paese la maggior parte delle apparecchiature ha superato la soglia di adeguatezza tecnologica con importanti ripercussioni dal punto di vista clinico, economico e di sicurezza, si stima per il nostro paese un totale di oltre il 25% di apparecchiature di diagnostica per immagini obsolete, dato che ci attesta come il peggior paese in Europa per livello di vetustà del parco istallato, naturalmente situazione pre PNRR, il tema dell’obsolescenza del parco tecnologico in Italia è quindi reale e si è fortemente acuito negli ultimi anni.

A partire dall’inizio di questa decade, a margine della crisi finanziaria ed economica e con l’inasprirsi delle azioni di revisione della spesa pubblica abbiamo assistito in verità ad un razionamento degli investimenti in tecnologia ed innovazione. In Sanità, nel comparto delle apparecchiature di diagnostica per immagini, questo razionamento è diventato particolarmente significativo se combinato con le azioni di centralizzazione degli acquisti che nella stragrande maggioranza dei casi hanno ritardato l’accesso al mercato delle innovazioni e appiattito gli acquisti su segmenti di fascia medio bassa. Il paradosso è che in Italia ancora oggi abbiamo una densità di apparecchiature diagnostiche superiore alla media europea, ma utilizzate meno e soprattutto molto più vecchie, il che comporta rischi clinici e costi di gestione alti, non possiamo però pensare di incentivare l’acquisto o anche solo l’utilizzo di nuove apparecchiature senza coscientemente disincentivare l’uso di quelle obsolete.

Il nostro Paese ha, da anni, decisamente perso la leadership tecnologica a livello europeo e ormai il gap è divenuto quasi incolmabile, come dimostrato gli studi sulla vetustà del parco installato pubblicati periodicamente dalle associazioni di categoria nazionali ed internazionali di riferimento del comparto elettromedicale e validati anche dai dati del Ministero della Salute e questa situazione è stata alla base degli interventi d’urgenza della Missione 6 – Salute del PNRR che nell’ambito di un rafforzamento della prevenzione e dei servizi sanitari sul territorio, opera per modernizzare e digitalizzare il sistema sanitario e garantire equità di accesso alle cure, anche appunto attraverso l’aggiornamento del parco tecnologico e delle attrezzature per diagnosi e cura.

Gianfranco Pizzuto CEO Automobili Estrema

Intervista Gianfranco Pizzuto CEO Automobili Estrema per Status_Quo

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Gianfranco Pizzuto CEO Automobili Estrema

Il numero di maggio 2024 di Status_Quo, il magazine di Cuiprodest sui temi chiave della politica e dell’impresa raccontati dai loro protagonisti, contiene un’intervista a Gianfranco Pizzuto CEO Automobili Estrema.

L’automotive italiano vive un’epoca di cambiamenti radicali. Alle sfide lanciate dalle regolamentazioni imposte da Bruxelles in chiave della transizione energetica, infatti, si aggiungono quelle poste dalla globalizzazione dei mercati, con la delocalizzazione della produzione e l’ingresso in grandi gruppi internazionali di marchi storici per il nostro settore delle quattro ruote. Ciononostante, l’Italia resta il Paese a cui il mondo intero guarda per scorgere le migliori innovazioni nel segmento delle auto sportive e di lusso, in cui il nostro Paese detiene il primato indiscusso, vantando assolute eccellenze del design, dell’ingegneria e della manifattura.

Degli scenari presenti e futuri per la preservazione della filiera e del know-how automobilistici di alto livello entro i confini nazionali abbiamo discusso con Gianfranco Pizzuto, fondatore e CEO dell’avveniristico e ambizioso progetto di Automobili Estrema: una neonata casa automobilistica con l’obiettivo di realizzare una supercar elettrica e al 100% italiana.

 

Dott. Pizzuto, come si inserisce l’esperienza di Automobili Estrema e del prototipo Estrema Fulminea all’interno di due grandi filoni del settore automotive degli ultimi anni: la transizione verso la mobilità elettrica e la tutela del marchio Made in Italy in questo settore? Quali sono i suoi progetti di investimento, soprattutto in termine di innovazione, ricerca e sviluppo nel nostro Paese?

Fulminea, il primo modello di Automobili Estrema, fa parte di un progetto imprenditoriale che prevede la valorizzazione della nuova filiera italiana dell’auto a zero emissioni. È importante divulgare la nascita di un nuovo brand automobilistico in un contesto industriale per pubblicizzare i nuovi players che si stanno affermando soprattutto all’estero ma sono ancora poco conosciuti in Italia. Nel nostro progetto cerchiamo di mantenere le partnership quanto più possibile in Italia in modo che tutto quello che in futuro Automobili Estrema produrrà sia a tutti gli effetti un vero Made in Italy. Come start-up prevediamo di investire nei prossimi 12 mesi almeno € 5 milioni nel nostro Paese per ­­produrre la prima Fulminea stradale.

 

Il passaggio dai carburante tradizionali al motore elettrico avrà inevitabilmente numerose conseguenze, di cui si parla da diversi anni e che sono ancora in fase di studio. Recentemente, il Ministro dell’economia ha parlato di una futura “traslazione del gettito” su cui stanno lavorando i tecnici del MEF riguardante la tassazione della nuova propulsione elettrica, in coerenza con i mutamenti che avrà la mobilità. Cosa ne pensa di questa iniziativa? Quali sono i punti di forza e le criticità?

La transizione verso la mobilità elettrica va considerata unitamente alla transizione energetica. L’energia che useremo per la mobilità del futuro deve essere alimentata da fonti rinnovabili. Se è vero che il nostro Paese possiede limitate risorse fossili, è altrettanto vero che è invece ricco di fonti di energia rinnovabile. Già oggi la produzione di energia da fonti rinnovabili nel nostro Paese è stabilmente sopra il 50% del nostro fabbisogno totale; in un futuro non lontano le auto elettriche saranno integrate nel sistema di distribuzione e accumulo (smart grid). Il passaggio verso la mobilità elettrica deve mettere da parte l’ideologia: bisogna interrompere questo inutile e dannoso mantra per cui l’auto elettrica è di sinistra e quella termica di destra.

Rendersi energeticamente indipendenti per permettere una vera mobilità a zero emissioni e a zero importazione di energia dall’estero deve essere l’assoluta priorità per qualsiasi governo. Abbiamo la possibilità di liberarci dell’energia da fonti fossili entro un decennio, cosa che ci farà farà risparmiare somme enormi, rendendo quindi più semplice l’odierno sistema di tassazione. Le accise vanno eliminate e sostituite con un nuovo tipo di tassazione a “chilowatt” (kW) dove automaticamente chi consuma di più paga di più.

 

Uno dei temi più ricorrenti, in ambito di passaggio al motore elettrico, riguarda anche gli equilibri geopolitici e i rapporti con la Cina. Il Presidente degli Stati Uniti, a metà maggio, ha varato dazi sulle auto elettriche Made in China di oltre il 100%, colpendo, altresì, in misura più ridotta prodotti come batterie al litio e pannelli solari. È questa la strategia a cui deve guardare l’Unione europea per tentare di riequilibrare i rapporti con la Cina? Cosa può offrire, invece, l’Italia in termini di innovazione e nella creazione di questa nuova filiera industriale green?

La decisione presa recentemente dal governo USA è stata presa soprattutto per ragioni politiche. L’attuale Presidente ha bisogno di guadagnare simpatie e voti tra gli indecisi che a fine anno andranno a votare. Non credo che in Europa si debba seguire questo corso anche perché a ogni azione ostile verso la Cina corrisponderà una reazione che potrebbe rivelarsi ancora più dannosa per l’Europa. Ci vuole equilibrio nelle decisioni: piuttosto che introdurre dazi penso si dovrebbero creare le condizioni per cui i brand cinesi vengano a investire in Europa, e non solo per montare alcuni componenti. All’interno di questi nuovi equilibri l’Italia dovrà sempre più pensare di posizionarsi in alto, nel settore del lusso e super lusso.

Non serve produrre un milione di auto all’anno se poi si crea poco valore aggiunto. Possiamo produrre molte meno auto ma con margini alti e permettere buoni guadagni a tutta la filiera. I marchi Lamborghini, Ferrari e Pagani sono un ottimo esempio e sono infatti il nostro benchmark.

 

Intervista al Ministro Francesco Lollobrigida per Status_Quo

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Il numero di maggio 2024 di Status_Quo, il magazine di Cuiprodest sui temi chiave della politica e dell’impresa raccontati dai loro protagonisti, contiene un’intervista a Francesco Lollobrigida, Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

Al Ministro Lollobrigida abbiamo posto alcune domande su DL Agricoltura, preservazione del patrimonio agricolo e forestale italiano e scenari che si prospettano per l’Europa alla vigilia del voto.

Le elezioni europee di giugno sanciranno l’inizio di una nuova legislatura e il rinnovo delle istituzioni comunitarie. Alle urne si reca un’Europa che attraversa una fase delicata dal punto di vista economico e geopolitico, chiamata ad affrontare le sfide poste a imprese e lavoratori comunitari dalla globalizzazione e dalla concorrenza delle potenze asiatiche. Quello dell’agricoltura e della pesca è tra i settori certamente più esposti alle spinte e ai cambiamenti interni ed esterni all’Unione e il Governo Meloni ha elaborato, nella veste del DL Agricoltura recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, un pacchetto di misure volte a sostenere le imprese in crisi, tutelare la filiera del Made in Italy e il patrimonio agroalimentare italiano e garantire la trasparenza dei prezzi. Status_Quo ha raggiunto il Ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida per un approfondimento di questi temi e un confronto, a ridosso del voto, sugli scenari possibili per l’Europa che sarà.

Ministro Lollobrigida, il Consiglio dei Ministri ha recentemente approvato il DL Agricoltura, attualmente all’esame del Parlamento per la conversione in legge. Il provvedimento è molto ampio e contiene misure importanti, come la sospensione della parte capitale della rata dei mutui e finanziamenti per imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura che abbiano subito una riduzione di  fatturato e le norme sugli impianti fotovoltaici. Quali ritiene essere le disposizioni più significative del decreto legge? E su quali tematiche si aspetta che il Parlamento interverrà per perfezionare ulteriormente il testo?

Tutte le disposizioni del DL sono significative perché impattano direttamente sulle emergenze e sulle criticità patite dagli agricoltori. Per sostenere le imprese in difficoltà, abbiamo introdotto una moratoria di un anno sui mutui per le imprese agricole e della pesca che hanno registrato una significativa perdita di fatturato. Abbiamo deciso di fermare l’installazione indiscriminata di impianti fotovoltaici a terra, per proteggere i terreni agricoli di pregio. Questo divieto è limitato ai terreni produttivi con esclusione delle cave e delle aree interne agli impianti industriali o in prossimità di ferrovie e autostrade. Per sostenere le filiere italiane, abbiamo destinato fondi specifici: il “Fondo Sovranità Alimentare” è stato incrementato di 20 milioni di euro e al “Fondo Filiere” vengono destinati 32 milioni di euro. Abbiamo ripristinato la dipendenza funzionale del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dei Carabinieri (CUFAA) al Ministero dell’agricoltura, per rafforzare i controlli nel settore agroalimentare e forestale. Inoltre, abbiamo potenziato l’attività di controllo dell’Ispettorato Centrale Qualità e Repressione Frodi (ICQRF). La difesa del nostro patrimonio agroalimentare è una priorità assoluta, e continueremo a lavorare con determinazione per proteggerlo. Ogni misura adottata è il risultato di un dialogo costruttivo con il mondo dell’agricoltura, il Governo e il Capo dello Stato. Ora speriamo che il Parlamento possa migliorare ulteriormente il testo.

Durante una delle ultime riunioni AGRIFISH a Bruxelles, lei ha lanciato l’idea di creare un osservatorio europeo sulla trasparenza dei prezzi all’interno della filiera agricola. Quale sarebbe la mission dell’osservatorio? E quali sono le ragioni per le quali è necessario portare avanti tale progetto?

La mission dell’osservatorio sarebbe quella di monitorare e garantire la trasparenza dei prezzi lungo tutta la filiera, dal produttore fino al distributore, arrivando infine al consumatore. L’obiettivo principale è assicurare che ogni attore della catena riceva un compenso equo, con particolare attenzione ai produttori agricoli, spesso la parte più vulnerabile del processo, garantendo che i prezzi non scendano al di sotto dei costi di produzione e che venga riconosciuto il giusto valore del loro lavoro. Le ragioni per cui è necessario portare avanti questo progetto sono molteplici. In primo luogo, è fondamentale verificare che nessun soggetto approfitti della propria posizione dominante a discapito degli altri, specialmente dei produttori agricoli, che sono frequentemente i più penalizzati. Inoltre, il progetto mira a contrastare in maniera decisa le pratiche sleali e a garantire che le importazioni in Italia rispettino le stesse rigide norme ambientali e di lavoro che i nostri agricoltori devono seguire. Questo è cruciale per prevenire la concorrenza da parte di paesi che non rispettano tali norme, mettendo così in difficoltà i produttori italiani.

I cittadini italiani ed europei sono chiamati alle urne per rinnovare la composizione del Parlamento, che porterà al rinnovo di tutte le altre istituzioni. L’attenzione è, tuttavia, concentrata sulla nuova composizione della Commissione europea e sull’indirizzo politico che essa vorrà imprimere nei prossimi cinque anni di legislatura. L’agricoltura e la transizione ecologica sono stati tra i temi più ricorrenti dell’ultimo mandato e hanno spesso rappresentato un terreno di confronto intenso tra l’Italia e la Commissione uscente. Pensando alla possibile nuova agenda della Commissione, da Ministro dell’agricoltura, quali politiche auspica che siano portate avanti nei settori di sua competenza? E su quali tematiche, invece, lavorerà per tutelare le istanze che le giungono dalla filiera agricola italiana?

Innanzitutto, è cruciale dare continuità alle modifiche apportate alla PAC. Le modifiche approvate a Bruxelles rappresentano un passo decisivo, ma non definitivo, poiché affrontano solo alcuni dei temi centrali per il settore agricolo. Nella prossima legislatura europea, è essenziale continuare a rispondere alle esigenze sollevate dal comparto agricolo negli ultimi mesi. La nostra visione è quella di un’Europa che, invece di fare troppo, faccia bene. Votare Giorgia Meloni alle prossime elezioni europee significa garantire la continuità di una visione che integra sostenibilità ambientale, economica e sociale. A Bruxelles c’è un forte bisogno delle nostre idee per migliorare le condizioni dell’Europa intera e dei nostri cittadini e imprenditori. Per quanto mi riguarda, continuerò a lavorare affinché le eccellenze agroalimentari del nostro Made in Italy siano valorizzate e tutelate e garantendo che gli agricoltori ricevano un adeguato supporto finanziario per affrontare le sfide del mercato globale.

Status_Quo | Maggio 2024

By Magazine

Disponibile il numero di maggio 2024 di Status_Quo, il magazine bimestrale di Cuiprodest con focus e interviste ai protagonisti del mondo della politica e dell’impresa. In questa pubblicazione:

  • Intervista al Ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida
  • Intervista alla Sottosegretaria all’istruzione e al merito Paola Frassinetti
  • Healthcare: intervista a Massimo Barberio (GE Healthcare) e focus su pharma package UE
  • “L’Europa Possibile”: l’evento di Cuiprodest con le istituzioni e le imprese
  • Automotive: intervista a Gianfranco Pizzuto (Automobili Estrema)
  • Approfondimenti su fondi strutturali d’investimento UE e autonomia differenziata

Interview with Pierre Lindh, Co-founder & Managing Director at NEXT.io

By News

The iGaming market is experiencing a phase of great development and, by its very nature, reflects a sector in perpetual evolution and change due to its receptiveness to technological innovation. Right now, the main obstacle to the further development of the sector, in Italy as in Europe, is excessive regulations that are not aimed at increasing the safety of operators and players. We delved into these issues with Pierre Lindh, co-founder and managing director of NEXT.io, a content-driven events, media and publishing company that delivers news and insight to investors and iGaming professionals.

Mr. Lindh, what do you think are the main trends in online gaming at a European level?

The main trend which is shaping the industry at the moment is the division between operators either choosing to become highly regulated or move towards the grey. This is the result of over regulation in recent years, which is dividing the industry. It puts the industry in a difficult spot, where instead of uniting and fighting for common goals, the industry is becoming more divided.

As you know, Cuiprodest is leading a major campaign to enable shared liquidity in online poker in Italy. As an outside observer, what do you see as the risks and benefits for any country in allowing shared liquidity?

As an old online poker player from the 00’s, shared liquidity was standard across the board. For online poker to thrive, good liquidity is essential. This becomes very difficult to achieve, especially for smaller operators when various geo’s gets ringfenced. I don’t see any reason to ringfence online poker. It’s not good for the players, it’s not good for the operators.

The upcoming Next event in Malta will be held in May. What are your expectations and what will be the main topics covered during the event?

We’ve been blown away from the interest in NEXT: Valletta this year, which is taking place 15-16th May, but really and truly it is a festival week with many events taking place Monday-Friday. We are expanding this year and are expecting a sold out crowd of 5000 delegates, using the entire Mediterranean Center including the rooftop terrace for a chill spring vibe, the La Vallette hall for a cool and futuristic UNconference space including entertainment areas, a new personal development stage because iGaming professionals don’t just only want to hear talks about iGaming, and many more news. It will be the most enjoyable and valuable summit of the industry!

Cuiprodest has launched IGiPA, an initiative that several large gaming operators have already joined, aimed at representing the interests of B2B operators. In your opinion, what is the contribution that B2B operators make to the market in terms of innovation, new games creation and business volume?

When I joined Betsson back in 2011, most things were done in-house. This was before there was an expansive supplier network. Tech was slow and basic, reactivation was suboptimal, the availability of games was limited (we only worked with two suppliers, Microgaming & NetEnt. That was it). Today, there are thousands of suppliers all making the industry better in their own way. They are the backbone of the industry and without them, the industry would not be able to exist, especially in the day and age of more strict compliance and in a time where consumers are demanding less friction and more creative ways to engage with the products.

In your opinion, do new technologies, such as AI and cryptocurrencies, predominantly represent a risk factor or an opportunity for the industry to seize?

Clearly emerging tech like AI & crypto represents a huge opportunity for the industry. Often stigmatised industries by nature are most open to experimentation and innovation and that is certainly true for iGaming. We are never shy to experiment with emerging technologies to find better ways to offer our products to customers. Through experimentation you get an important trial and error process, which eventually lead to break throughs. It is not a surprise to me that the gambling industry is at the forefront of crypto currency innovation and serves as one of the most prominent use cases today. This is one of the reasons why I love the industry, we are never scared of trying new things.

Intervista a Gianluca Ansalone di Novartis per Status_Quo

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Il numero di marzo 2024 di Status_Quo, il magazine di Cuiprodest sui temi chiave della politica e dell’impresa raccontati dai loro protagonisti, contiene un’intervista a Gianluca Ansalone, Head of Public Affairs & Sustainability di Novartis.

Con il Dott. Ansalone, partendo da una panoramica degli investimenti di Novartis in Italia, ci siamo confrontati su temi quali la “geopolitica del farmaco” e il ruolo di PNRR e Piano Oncologico Nazionale per il diritto alla salute e alla prevenzione dei cittadini. 

Il settore farmaceutico rappresenta, storicamente, il comparto più attivo nell’implementazione di ingenti programmi di ricerca e sviluppo e, per sua natura, necessita di siti produttivi all’avanguardia e in grado di ingenerare un indotto di assoluto rilievo per l’economia e l’occupazione. In occasione dell’ampliamento produttivo dell’ambizioso stabilimento di Torre Annunziata, abbiamo raccolto l’opinione di Gianluca Ansalone, Head of Public Affairs & Sustainability di Novartis, leader mondiale del settore farmaceutico – occasione per un confronto anche sulla “geopolitica del farmaco” e sull’implementazione del Piano Oncologico Nazionale.

Dott. Ansalone, il 2024 si è aperto con la notizia di un ulteriore investimento di Novartis in Campania, con l’ampliamento dello stabilimento di Torre Annunziata. Cosa rappresenta l’Italia per la sua azienda?

Torre Annunziata non è solo uno stabilimento produttivo per Novartis. È la dimostrazione di come, a certe condizioni, si possa fare buona impresa in Italia, creare buona occupazione, essere sulla frontiera degli investimenti. Da quel polo produttivo si esportano farmaci in tutto il mondo, per un controvalore complessivo che sfiora i 100 milioni di euro. Con l’inaugurazione recente di una nuova linea, con un investimento di 70 milioni di euro, abbiamo previsioni di crescita ulteriore e soprattutto la prospettiva immediata di nuove assunzioni. Torre Annunziata è ormai il principale sito di produzione farmaceutica del Mezzogiorno e tra i più importanti nella galassia globale di Novartis. Questo ci dà però un’ulteriore responsabilità: guidare il cambiamento. In prospettiva, intendiamo essere capofila della più grande iniziativa di creazione di un ecosistema delle scienze della vita nel Sud Italia e nel Mediterraneo. Vogliamo trasformare l’intera area dello stabilimento in un campus per l’innovazione, aperto alle realtà della ricerca, dell’innovazione e della formazione in grado di generare valore per il territorio e per il Paese. Nelle prossime settimane parleremo con il Governo, oltre che con la Regione Campania, per esaminare tutti gli strumenti utili a rendere veloce, funzionale e sostenibile questo nostro progetto.

Qualche anno fa uno studio di Cuiprodest sulla “Geopolitica del farmaco” ebbe il merito di evidenziare alle Istituzioni quanto il primato produttivo italiano ed europeo dipendessero in larga parte da principi attivi di origine asiatica, col conseguente rischio, poi concretizzatosi, di carenza di farmaci in caso di problemi, logistici o politici, lungo la catena di approvvigionamento. All’epoca lo studio ci valse una convocazione a Palazzo Chigi e un confronto con le preposte istituzioni europee. Qual è la sua personale opinione rispetto al tema e quali sono, nel caso, rischi e opportunità ancora attuali e quelli futuri?

Siamo in un momento di forte cambiamento, in cui è necessaria una riflessione seria e approfondita sul valore strategico delle catene di produzione, soprattutto quando si parla di tecnologie abilitanti e di innovazione. Attenzione però a non gettare via il bambino con l’acqua sporca. Che la globalizzazione non viva il suo momento migliore è un dato di fatto. Che essa vada ripensata, altrettanto. Ma, per l’appunto, ripensata e non demolita. E’ vero che catene troppo lunghe hanno ridotto la capacità di controllo e gestione e, dunque, messo a rischio l’approvvigionamento in caso di crisi o necessità. È vero anche, però, che la capacità produttiva su larga scala e la rapidità nella gestione sono il frutto, sempre più sofisticato, di catene globali integrate. Per l’Europa e per l’Italia questo è un tema sensibile, sul quale occorre agire con equilibrio e buon senso. Noi abbiamo la necessità di rendere sicura ed efficace la catena di produzione e distribuzione di molecole e farmaci essenziali, non solo per i pazienti ma anche per la resilienza del sistema industriale italiano. Dopo la pandemia la Salute è diventata questione di sicurezza nazionale e come tale andrebbe trattata, cominciando a mettere in sicurezza i nodi strategici in grado di garantirci, anche a livello europeo, un buon grado di autonomia. Non basta, però. E’ arrivato il momento di elevare la politica farmaceutica a vera e propria politica industriale, sviluppando una migliore capacità di attrarre capitali, ricerca, talenti, investimenti. Più che ricomporre le catene del valore quindi sono interessato a come svilupparne di nuove, magari complementari a quelle esistenti ed almeno europee in termini di scala, visti i pesi geoeconomici e le dimensioni geopolitiche con cui oggi dobbiamo confrontarci.

L’industria farmaceutica è probabilmente, tra tutte, quella coi maggiori investimenti in R&D. Quali sono le sfide più complesse che sta affrontando Novartis e che livello e forme di sostegno pubblico incontrate nei diversi Paesi in cui operate?

La qualità di un sistema economico si misura dalla capacità di generare valore attraverso gli investimenti in ricerca. Su questo piano la competizione internazionale si è fatta molto più accesa. I Paesi e i sistemi competono per attrarre risorse. Soltanto nel settore delle scienze della vita a livello mondiale si preannunciano 10 trilioni di dollari di nuovi investimenti nel prossimo decennio, escludendo i nuovi capitoli dell’innovazione legati ad esempio all’intelligenza artificiale generativa e alle sue applicazioni in medicina. Novartis continua ad essere un modello di nuovi investimenti in ricerca, anche in Italia. Il nostro impegno continua ad essere elevato, con 280 milioni di euro di nuovi investimenti entro il 2025. In Italia continuiamo a trovare eccellenze, in campo clinico, medico, universitario. C’è sicuramente spazio per fare di più. Ma torniamo al punto della attrattività generale dei sistemi. La ricetta è ben nota: sburocratizzare, rendere più semplici gli studi clinici, applicare i nuovi decreti che discendono dalla regolamentazione europea, diffondere cultura e capacità di fare ricerca nel dialogo tra pubblico e privato. Senza dimenticare che gli studi clinici sono spesso una speranza di accesso precoce alle terapie per molti pazienti che non dispongono oggi di un’opzione terapeutica. Ma le riforme di sistema non sono un fine di per sé ma un mezzo utile per rendere la ricerca una componente essenziale della nostra crescita e della nostra competitività. Ed è per questo che la regia politica resta essenziale. Non si tratta solo di rendere più numerosi ed efficaci gli studi clinici ma di accorciare i tempi tra questi e l’effettivo beneficio per tutti i pazienti. La strada di una molecola tra gli studi su pazienti e l’effettiva disponibilità per tutti coloro che ne hanno bisogno in tutto il territorio nazionale rimane lunga e tortuosa. La Spagna di recente ha abbattuto questi tempi ed oggi città come Barcellona sono diventate un hub europeo per la ricerca clinica. Ma posso fare ancora un altro esempio concreto: il legittimo, necessario diritto alla privacy quando ci sono in ballo dati sanitari deve conciliarsi con la necessità di far progredire la ricerca. In Italia il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) fissa obiettivi ambiziosi di riorganizzazione delle cure, in termini di prossimità, modelli predittivi di salute, stratificazione del rischio. Mi chiedo come potremo raggiungere obiettivi così sfidanti senza la capacità del sistema salute di lavorare sui dati. Ovviamente sintetici, aggregati ed anonimizzati. Ma se vorremo sapere come gestire la cronicità, per una popolazione che invecchia irreversibilmente, dovremo chiarire i contorni di tutti questi aspetti, a cominciare dal punto di equilibrio tra diritto alla privacy e diritto alla salute.

L’Italia ha adottato un ambizioso Piano Oncologico Nazionale. Dal suo personale punto di osservazione e ad implementazione in corso, quali sono gli elementi di maggior pregio del Piano e a quali possibili criticità bisognerebbe prestare attenzione?

L’adozione del piano è un’ottima notizia perché consente di riportare l’attenzione sul cancro, che rimane una delle sfide principali per chi si occupa di medicina. Direi accanto alla cronicità e in particolare alle malattie cardiovascolari. Assieme, queste due categorie, contano ancora per oltre il 70% delle morti premature in Europa. Il Piano Oncologico Nazionale disegna la traiettoria degli interventi di prevenzione, presa in carico e cura dei pazienti oncologici, dando una chiara indicazione delle priorità di intervento. Sappiamo che in Italia esistono diversi livelli organizzativi ed esecutivi, per cui oggi le Regioni e gli ospedali hanno un ruolo cruciale nella realizzazione di questi obiettivi. Questo in passato ha determinato una disparità in termini di accesso alla diagnosi e alle cure nelle diverse geografie del Paese. Come ha rilevato un recente studio dello Svimez, ancora oggi chi risiede nel Mezzogiorno ha meno chances di essere diagnosticato tempestivamente per un cancro ed ha meno occasione di accedere alle terapie più adatte. Il fenomeno della migrazione sanitaria tra Regioni continua ad essere troppo elevato e, dopo il Covid-19, è aumentata a dismisura l’urgenza di smaltire liste di attesa per pazienti che molto spesso semplicemente non hanno più tempo. Quello della riduzione delle disuguaglianze deve essere un grande obiettivo Politico, comune a tutti gli attori. Ce n’è un secondo che a mio avviso dovrebbe salire nell’agenda delle priorità della Politica, degli operatori sanitari e di tutti gli attori del sistema salute. Si chiama prevenzione, una voce alla quale l’Italia continua a destinare una percentuale minima dei propri investimenti. Siamo un sistema storicamente concentrato sulla cura, di solito all’interno di grandi ospedali. Dobbiamo portare la cura dal paziente (e non viceversa) e dobbiamo investire in maniera enorme sulla prevenzione, primaria e secondaria. Prevenzione significa sì un’attenzione e una consapevolezza ai corretti stili di vita ma significa anche diagnosi tempestiva, cui far seguire un immediato accesso alle cure migliori. Così si salvano molte vite. Il Piano Oncologico Nazionale e le sue declinazioni regionali dovrebbero avere più coraggio nel dire che non basta una campagna informativa sulla corretta alimentazione (pur essenziale) ma che l’intero sistema si dovrà mobilitare per raggiungere quell’obiettivo, sfidante ma non irrealistico, di “cancro zero” in Italia e in Europa di qui a qualche decennio.

Intervista all’AD di Renault Italia Raffaele Fusilli per Status_Quo

By News

Il numero di marzo 2024 di Status_Quo, il magazine di Cuiprodest sui temi chiave della politica e dell’impresa raccontati dai loro protagonisti, contiene un’intervista a Raffaele Fusilli, amministratore delegato di Renault Italia.

Con il Dott. Fusilli, prendendo spunto dalla “Lettera all’Europa” dell’amministratore delegato di Renault Group Luca de Meo, abbiamo affrontato i temi più caldi del settore automobilistico: le regolamentazioni europee in materia ambientale, la concorrenza dei costruttori cinesi e il complesso scacchiere della geopolitica dell’automotive.

Transizione energetica, concorrenza dei produttori cinesi, regolamentazioni europee, volatilità dei prezzi e materie prime critiche. L’automotive attraversa una fase di grandi mutamenti e innovazioni, in uno scenario più complesso che mai, tanto dal punto di vista economico che geopolitico. A seguito della “Lettera all’Europa” del CEO di Renault Group Luca de Meo, Status_Quo ha raggiunto Raffaele Fusilli, amministratore delegato di Renault Italia, per un approfondimento sui temi più caldi del momento per l’industria automobilistica.

 

Dott. Fusilli, alla vigilia delle elezioni europee, Luca de Meo, CEO di Renault Group, ha inviato qualche giorno fa una lettera ai principali decision maker e stakeholder in Europa, con quale obiettivo?

L’industria automobilistica europea è impegnata a fondo nella transizione energetica. Un impegno considerevole che comporta investimenti per 250 miliardi di euro e che richiede la creazione di un quadro di riferimento chiaro e stabile. In vista dei dibattiti che alimenteranno la campagna elettorale, il nostro CEO ha, dunque, ritenuto opportuno far sentire la propria voce, non con l’obiettivo di far politica ma di contribuire alle scelte sulla politica giusta, cioè quella che consentirà all’industria europea di affrontare tutte le attuali sfide tecnologiche e geopolitiche. Quello di Luca de Meo è un appello a istituzioni, cittadini, protagonisti del settore energetico e del software, affinché collaborino in modo sinergico per creare un nuovo ecosistema di mobilità in Europa e sviluppare un’industria sostenibile e competitiva.

Quali sono le sfide principali con cui si stanno confrontando gli operatori del settore automotive nel nostro continente?

Prima fra tutte la decarbonizzazione: dobbiamo azzerare le emissioni dei veicoli in Europa entro il 2035, un’ambizione di enorme portata che nessun altro settore sta affrontando. Quindi la rivoluzione digitale, perché, benché questa sia un’industria basata sull’hardware, il software assumerà un ruolo sempre crescente. Altra sfida importante è quella derivante dai regolamenti: ogni anno, infatti, vengono introdotti nell’UE da 8 a 10 nuovi regolamenti. Si chiede alle auto di essere più sofisticate ed efficienti in termini di consumi, ma al tempo stesso di diventare meno costose. Per adattarsi a queste esigenze, i costruttori hanno delocalizzato la produzione e hanno anche aumentato i prezzi dei veicoli con un conseguente invecchiamento del parco circolante. Ulteriori challenge sono, infine, la volatilità tecnologica e quella dei prezzi: le nuove tecnologie comportano costi elevati ma possono risultare obsolete pochi anni dopo, mentre il prezzo delle materie prime critiche (CRM) è soggetto a forti oscillazioni.

L’Europa sta affrontando una concorrenza sbilanciata, scrive de Meo: «Gli Stati Uniti incentivano, i cinesi pianificano, gli europei regolamentano»; ed ecco che egli fa appello ad una vera politica industriale europea per realizzare con successo la transizione energetica dell’industria automobilistica. Può illustrarci brevemente questi tre approcci così diversi?

Nella battaglia globale sui veicoli elettrici, oggi si fronteggiano tre strategie radicalmente diverse. La Cina supporta l’industria: già dal 2012 il governo di Pechino ha deciso di concentrarsi sui veicoli elettrici con l’obiettivo che la sua industria automobilistica domini il mercato mondiale. Ha introdotto, quindi, normative per incoraggiare i produttori a migliorare le prestazioni dei loro modelli ed incrementare le vendite ed ha investito fortemente in tutti i settori coinvolti nel ciclo di vita dell’auto elettrica. La Cina gode, quindi, oggi di un grande vantaggio competitivo nell’intera catena del valore dei veicoli elettrici. Controlla il 75% della capacità produttiva mondiale di batterie, l’80-90% della raffinazione delle materie e il 50% delle miniere di metalli rari. Gli Stati Uniti incentivano: lo scopo del programma IRA è di incoraggiare gli investimenti e rafforzare la propria base industriale. Si è concentrato in particolare sui veicoli elettrici: solo i modelli assemblati negli Stati Uniti e con componenti locali possono beneficiare di incentivi all’acquisto, e questo stimola le vendite.

In questo scenario globale, l’Europa regolamenta: in media, da qui al 2030 le varie direzioni della Commissione europea introdurranno da otto a dieci nuovi regolamenti l’anno, una situazione estremamente svantaggiosa per le imprese che spesso sono costrette ad adattarsi al ritmo serrato di applicazione di queste nuove normative, mobilitando ingenti risorse ingegneristiche per studiarne l’applicazione. L’obiettivo di questo onere normativo è di fare dell’Europa un campione di tutela dell’ambiente, ma gli altri blocchi commerciali tardano a seguire l’esempio, e ciò sta penalizzando la competitività delle imprese europee. L’Europa dovrebbe proteggere il proprio mercato ma dipende dalla Cina per le forniture di litio, nichel e cobalto e da Taiwan per i semiconduttori. Ha anche interesse ad imparare dai costruttori cinesi che hanno una generazione di vantaggio in tema di prestazioni e costi dei veicoli elettrici (autonomia, tempi di ricarica, rete di ricarica, ecc.), software e velocità di sviluppo di nuovi modelli (1,5-2 anni contro 3-5 anni). Le relazioni con la Cina dovranno essere gestite al meglio, chiudere completamente la porta sarebbe la peggiore risposta possibile.

Per consentire all’Europa di recuperare il ritardo, Luca de Meo propone anche il lancio di 10 grandi progetti europei in ambiti strategici, tra settori pubblici e privati, quali sono i principali?

Innanzitutto, promuovere per l’utilizzo urbano auto di piccole dimensioni a prezzi accessibili sviluppate in Europa e accelerare il rinnovo del parco circolante creando un fondo europeo che distribuirebbe le risorse ai Paesi come per il piano di ripresa post-COVID. Una sorta di Piano Marshall europeo per ridurre drasticamente le emissioni di CO2. A livello nazionale, si potrebbero così introdurre incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici, nuovi o usati, in modo strutturale su un orizzonte temporale di dieci anni. Un altro importante progetto proposto concerne lo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica per veicoli elettrici e della tecnologia vehicle-to-grid: si auspica che la Commissione europea metta in piedi un piano generale per facilitare una creazione più rapida di punti di ricarica, implementi un quadro che assegni energia verde e a basso costo alla rete di ricarica, estenda la durata delle concessioni delle infrastrutture di ricarica per attrarre più operatori ed incoraggi lo sviluppo della tecnologia Vehicle-to-Grid definendo standard comuni per i progetti futuri. Un’altra idea è raggiungere la sovranità di approvvigionamento per le materie prime critiche creando un’organizzazione a livello europeo preposta a garantire il fabbisogno di materie prime sensibili, negoziando direttamente con i Paesi produttori. Luca de Meo auspica anche una standardizzazione del “softwaredefined vehicle” affinché le case automobilistiche possano progettare dei software-defined vehicle a prezzi ragionevoli, mettendo in comune alcuni sviluppi e definendo degli standard. Un altro progetto proposto riguarda il riciclo delle batterie, per mettere in comune la gestione dei rifiuti delle batterie. Questo obiettivo potrà essere raggiunto sviluppando la cooperazione tra partner industriali per creare esperti di riciclo per ogni tecnologia di batteria, facilitando lo sviluppo di progetti di riciclo attraverso partnership in Europa con chi possiede queste tecnologie, inclusi i cinesi. Luca de Meo propone, infine, di aumentare la competitività dell’Europa nei semiconduttori, attraverso un investimento strategico in R&S e di rivoluzionare le consegne dell’ultimo miglio, definendo un quadro di riferimento per la creazione di nuove aziende europee specializzate in soluzioni elettrificate per le consegne urbane.

Status_Quo | Marzo 2024

By Magazine

Orgogliosi del numero di marzo 2024 di Status_Quo, il magazine bimestrale di Cuiprodest con focus e interviste ai protagonisti del mondo della politica e dell’impresa. In questa pubblicazione:

  • Sustainability: intervista all’ad di Renault Italia Raffaele Fusilli sulla geopolitica dell’automotive e approfondimento dei punti toccati dall’ad di Renault Group Luca de Meo nella sua “Lettera all’Europa”
  • Healthcare: intervista a Gianluca Ansalone di Novartis sugli investimenti del colosso svizzero del pharma in Italia e sulla geopolitica del farmaco.
  • Istituzioni: interviste al Sen. Alberto Balboni sul modello del premierato, all’On. Silvio Giovine su ddl Made in Italy e politiche industriali e all’On. Europarlamentare Brando Benifei sugli scenari europei a ridosso del voto. Focus su elezioni europee e indagine conoscitiva della Camera dei Deputati sull’intelligenza artificiale
  • Gaming: interviste ad Alessio Crisantemi di GiocoNews sull’Italian Gaming Expo e a Pierre Lindh di Next.io sullo stato dell’arte del settore dell’iGaming in Europa
  • Business diplomacy: focus sui lavori del G7 a presidenza italiana
  • Focus sulla più recente proposta di regolamentazione della rappresentanza di interessi in Italia
  • Vademecum della Legge di Bilancio 2024

Intervista a Paolo Pinzoni per Status_Quo

By News

Il numero di gennaio 2024 di Status_Quo, il magazine di Cuiprodest sui temi chiave della politica e dell’impresa raccontati dai loro protagonisti, contiene un’intervista a Paolo Pinzoni, Head of Public Affairs & External Affairs Strategies di Vodafone Italia.

Dall’intervista al Dott. Pinzoni è emerso un confronto stimolante sul futuro delle telecomunicazioni in Italia e sul ruolo cruciale svolto dai provider.

Digital divide, 5G, PNRR, sicurezza delle reti, Internet of Things e infrastrutture. Sono molti i temi cardine che riguardano lo sviluppo delle reti di telecomunicazioni nel nostro Paese, in una fase campale per il futuro dei grandi player del settore, che fanno i conti con la necessità costante di investire cifre consistenti nell’ampliamento e potenziamento delle reti, a fronte tuttavia di un ritorno non adeguato. A tal proposito, Status_Quo ha posto alcune domande a Paolo Pinzoni, Head of Public Affairs & External Affairs Strategies di Vodafone Italia.

Dott. Pinzoni, il recente Rapporto sulla Decennio Digitale 2023 dell’Unione Europea evidenzia come il roll-out delle reti 5G sia in ritardo e la qualità del 5G non soddisfi le aspettative degli utenti finali e le esigenze dell’industria. Inoltre, il 55% delle famiglie rurali non è ancora servito da alcuna rete avanzata e il 9% non è ancora coperto da alcuna rete fissa. Quale pensa possa essere il contributo degli operatori Telco?

Grazie ai progetti Reti Ultraveloci contenuti nel PNRR l’Italia può colmare il divario digitale rispetto al resto d’Europa e Vodafone sta dando un grande contributo, sia come soggetto attivo che costruisce reti e connette il Paese, sia come attore abilitante per altri progetti inclusi nel Piano. La capillarità richiesta dalle reti cablate in fibra ha rappresentato certamente un grande ostacolo alla loro diffusione in ambiti extraurbani, soprattutto per la complessità dei lavori necessari alla realizzazione delle infrastrutture in quelle aree. In questo senso la soluzione FWA (Fixed Wireless Access) può rappresentare un’opportunità per la transizione digitale del Paese, poiché è molto adatta a fornire alle aree rurali e meno densamente abitate una connessione stabile e veloce e con le stesse qualità delle grandi città. Inoltre, grazie alle le caratteristiche di flessibilità e scalabilità, la tecnologia FWA rappresenta la modalità operativa di gran lunga più efficiente, sia perché disponibile nell’intero raggio di copertura di una singola stazione radiobase, sia per la semplicità di attivazione, per cui è sufficiente una SIM card e un terminale forniti dall’operatore telefonico. Puntare su questa tecnologia porterebbe a una significativa accelerazione nella digitalizzazione del Paese, attraverso la valorizzazione di quelle aree che, a causa della bassa densità abitativa, richiedono investimenti importanti a causa dei complessi interventi infrastrutturali.

Per questi motivi Vodafone crede e investe in questa tecnologia, con l’obiettivo di colmare il digital divide del Paese, connettendo anche le aree più remoti. Ad oggi, i nostri servizi di FWA 5G raggiungono 3,9 milioni di famiglie e imprese, a cui se ne aggiungono ulteriori 1,5 milioni tramite FWA 4G.

Quale pensa possa essere il “volano” per una vera transizione digitale di PMI e PA?

La “base” per consentire alla Pubblica Amministrazione e alle PMI di operare una vera “transizione” digitale è la “connettività”, in grado di abilitare l’adozione di strumenti innovativi e tecnologicamente avanzati. Per poter competere a livello globale, essere economicamente resiliente, migliorare l’accessibilità e colmare il divario tra zone urbane e rurali, l’Italia ha bisogno di un “Piano nazionale per la transizione al digitale delle PMI” che crei un contesto favorevole allo sviluppo e alla diffusione di servizi digitali evoluti di cui necessitano le PMI per supportare il loro percorso verso la transizione al digitale. Tra questi strumenti sarebbe opportuno prevedere la costruzione di un vero e proprio “Portafoglio di servizi digitali” (es. cassetta degli attrezzi), con l’obiettivo di rispondere ai bisogni diversi, con un’ampia gamma di soluzioni, in ambiti quali digital marketing, cybersecurity, digital business e smart-working. Si potrebbero così soddisfare le necessità durante tutte le fasi del percorso di digitalizzazione.

Per quanto riguarda la PA, sarebbe prezioso stimolare la domanda di servizi digitali evoluti, come le tecnologie IOT per il monitoraggio dei consumi elettrici, i servizi di sicurezza perimetrale e della navigazione web; servizi di protezione dell’identità degli utenti che accedono da remoto alle risorse aziendali (e-mail, server, dati tutelati dalla normativa vigente in materia di privacy e applicazioni critiche per il business); servizi antivirus di nuova generazione in grado di identificare malware e cyber attacchi complessi, isolare l’endpoint infetto e prevenire la sottrazione dei dati, delle credenziali di accesso e di altre informazioni riservate. Tutti questi strumenti, insieme a una connettività accessibile, stabile e veloce, potrebbero davvero rappresentare un volano per la transizione digitale di PMI e PA e favorire così la crescita del Paese.

Come pensa si possa intervenire sul deterioramento dei fondamentali economici e finanziari che le Telco segnalano da mesi?

È evidente che tutte le risorse e i finanziamenti del PNRR dedicati alla transizione digitale andranno “vanificati” se non si mettono in campo le azioni necessarie per ridare sostenibilità al settore delle telecomunicazioni. La difficoltà degli operatori nell’avere un ritorno adeguato sugli investimenti ha determinato un significativo ritardo nella realizzazione delle reti in fibra e nello sviluppo del 5G, rischiando di far perdere al Paese importanti opportunità di crescita e sviluppo. La criticità della situazione richiede misure strutturali con effetti nel medio-lungo periodo, ma anche interventi di breve periodo che possano alleviare gli effetti dell’instabilità finanziaria. Serve, quindi, rivedere la struttura del mercato al fine di renderla pienamente sostenibile, rinnovare la gestione dello spettro frequenziale legandola ai crescenti investimenti in innovazione e nuove tecnologie, aggiornare la distribuzione degli oneri legati al consumo energetico tenendo in considerazione del ruolo essenziale e critico per la tenuta del Paese interpretato dal settore delle telecomunicazioni.

Serve, infine, una grande consapevolezza delle sfide che abbiamo davanti, affinché tutti gli attori dell’ecosistema (pubblico-privati e intra settore) siano adeguatamente responsabilizzati, per fare ognuno la propria parte.

Vodafone rappresenta un’eccellenza nel mercato d’avanguardia della connettività IoT, tanto rilevante quanto ancora poco noto al grande pubblico. Quali sono, a suo parere, i principali campi d’applicazione dell’internet of things, tanto per i business quanto per i privati?

Le soluzioni che si basano sull’Internet of Things, in effetti, hanno campi di applicazione prevalentemente business to business. Il grande pubblico ne beneficia, molto spesso senza averne una piena consapevolezza. Un esempio è il caso delle ‘scatole nere’ che vengono installate sulle vetture quando si stipula un contratto assicurativo o per la gestione delle flotte aziendali.

Un altro è quello dei pagamenti digitali che stanno man mano prendendo il sopravvento sul pagamento in contanti, anche grazie ai POS connessi. Esistono poi importanti campi di applicazione della tecnologia IOT a livello industriale e nel settore energetico e delle utility che, soprattutto in quest’ultimo campo, permettono di rendere più sicuri ed efficienti, sia in termini economici che ambientali, la produzione e le reti di distribuzione.

Vodafone, riconosciuta come leader nella connettività IoT, gestisce la più grande piattaforma IoT globale con oltre 175 milioni di connessioni IoT globali ed è nella posizione migliore per interpretare i dati generati dalla piattaforma e fornire informazioni che consentano di prendere decisioni più consapevoli. In questo ambito, a gennaio 2024, Vodafone Group e Microsoft hanno annunciato una partnership strategica decennale per portare l’intelligenza artificiale generativa, i servizi digitali e il cloud a oltre 300 milioni di aziende e consumatori. La collaborazione punta a trasformare la customer experience dei clienti Vodafone attraverso l’utilizzo della intelligenza artificiale generativa di Microsoft, a potenziare la piattaforma di Internet of Things di Vodafone e a sviluppare nuovi servizi digitali e finanziari per le aziende, in particolare per le Pmi.

In Italia la connettività IoT offerta gestita da Vodafone Business fornisce una chiara visibilità e il controllo dei dispositivi, delle SIM e dei servizi IoT, progettati con la sicurezza incorporata fin dall’inizio: le offerte dei servizi, già disponibili, sul mercato spaziano dall’ambito sanitario, lo sfruttamento del suolo e agricoltura, ai trasporti, dalle smart cities e edifici all’industria manifatturiera e industria 4.0.

Status_Quo | Gennaio 2024

By Magazine

Disponibile il numero di gennaio 2024 di Status_Quo, il magazine bimestrale di Cuiprodest con focus e interviste ai protagonisti del mondo della politica e dell’impresa. In questo numero:

  • Nasce Cuiprodest Bruxelles
  • Sustainability: commento dell’On. Andrea Barabotti sul DL Sicurezza Energetica e intervista a Massimiliano Colognesi (BAT Italia) sulla transizione in atto nell’industria del tabacco.
  • Healthcare: focus su “Non Andarci Piano”, il progetto di Cuiprodest sul Piano Oncologico Nazionale e Intervista a Loreto Gesualdo, Presidente di FISM – Federazione Italiana delle Società Medico-Scientifiche.
  • Reti: intervista a Paolo Pinzoni (Vodafone Italia) sullo stato dell’arte delle telecomunicazioni in Italia.
  • Digitale: intervista a Sara Zanotelli, Presidente di AICDC – Associazione Italiana Content & Digital Creators, su rischi e opportunità del web e sulla professione dei content creator e il relativo quadro normativo, fiscale e contributivo.
  • Lavoro: intervista a Elvio Mauri, Direttore di Fondimpresa, sul tema dei Fondi Interprofessionali e della formazione professionale continua.
  • Focus sulla più recente proposta di regolamentazione della rappresentanza di interessi in Italia
  • Vademecum della Legge di Bilancio 2024